Nuove tensioni sul fronte diplomatico della guerra in Ucraina. Gli Stati Uniti avrebbero subordinato le garanzie di sicurezza per un accordo di pace alla cessione dell’intero Donbass alla Russia. A rivelarlo è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha espresso forte contrarietà, avvertendo che un simile scenario comprometterebbe non solo la sicurezza del suo Paese, ma anche quella dell’intera Europa.

Nel frattempo, il conflitto continua sul campo con nuovi attacchi russi: in 24 ore sono stati lanciati centinaia di droni contro diverse regioni ucraine, causando vittime e danni anche nell’area di Leopoli. Gli effetti della guerra si estendono oltre i confini, con incidenti registrati anche nei Paesi baltici.

Sul piano politico ed energetico cresce lo scontro tra Kiev e Ungheria. Il premier ungherese Orbán ha minacciato di ridurre le forniture di gas all’Ucraina se non verranno ripristinati i flussi di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba, fermo da mesi. Kiev ha respinto le accuse, sottolineando di non aver interrotto le forniture e ricordando che un eventuale taglio danneggerebbe economicamente anche Budapest.

La questione energetica si intreccia con la politica interna ungherese, in vista delle elezioni, e con le tensioni in seno all’Unione Europea, dove resta bloccato un importante pacchetto di aiuti a favore dell’Ucraina. Da Bruxelles e da capitali come Berlino arrivano segnali di preoccupazione per la linea del governo ungherese, ritenuta un ostacolo alla compattezza europea.

In un contesto già segnato dalle ripercussioni della guerra in Medio Oriente e dall’aumento dei costi energetici, il quadro resta incerto: tra negoziati difficili, pressioni politiche e conflitto sul campo, la strada verso una soluzione appare ancora lontana.