Nel tentativo di riportare gli Stati Uniti su posizioni più vicine a quelle di Kiev, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rilanciato la sua iniziativa diplomatica da Berlino, scegliendo l’iconico hotel Adlon come sede di un incontro cruciale con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. L’obiettivo dichiarato è ottenere una pace “onorevole”, che non si traduca in una resa alle richieste di Mosca.

Durante il colloquio, Zelensky ha avanzato la proposta di “congelare la linea del fronte”, respingendo l’ipotesi di una completa annessione del Donbass da parte della Russia. Secondo Kiev, un cessate il fuoco equo dovrebbe basarsi sul principio del “restiamo dove siamo”, con entrambe le parti ferme sulle posizioni attuali e la risoluzione delle questioni territoriali affidata alla diplomazia. Il leader ucraino ha inoltre contestato l’idea americana di una zona cuscinetto demilitarizzata, sostenendo che eventuali arretramenti dovrebbero riguardare sia le truppe ucraine sia quelle russe.

Sul tavolo anche il delicato tema della Nato. Zelensky si è detto disposto a rinunciare all’adesione all’Alleanza atlantica in cambio di solide garanzie di sicurezza, in particolare un impegno bilaterale con gli Stati Uniti sul modello dell’Articolo 5, affiancato da garanzie analoghe da parte di partner europei e di Paesi come Canada e Giappone. Secondo indiscrezioni, la Casa Bianca starebbe valutando l’ipotesi di rendere tali garanzie giuridicamente vincolanti attraverso il Congresso.

Accanto a Zelensky, per un saluto iniziale, c’era il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha ribadito il sostegno europeo all’Ucraina. Berlino si prepara infatti a ospitare un vertice con i leader di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Polonia e Finlandia, insieme ai vertici Nato e Ue, per rafforzare il coordinamento sul dossier ucraino. Anche il presidente francese Emmanuel Macron ha sottolineato che “gli interessi ucraini sono interessi europei”, denunciando la prosecuzione dell’aggressione russa.

Da Mosca, tuttavia, sono arrivate reazioni fredde. Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha minimizzato l’iniziativa ucraina ed europea, giudicandola poco costruttiva e avvertendo che eventuali modifiche sostanziali alla bozza americana incontrerebbero “forti obiezioni” da parte russa. Ushakov ha inoltre liquidato l’apertura di Zelensky a nuove elezioni come una mossa tattica per ottenere un cessate il fuoco temporaneo.

Il confronto resta dunque aperto, in una fase del negoziato segnata da forti tensioni e da un equilibrio diplomatico ancora tutto da costruire.