Clima teso a Budapest, dove la visita del vicepresidente statunitense JD Vance segna un nuovo capitolo nella competizione politica ungherese e nei rapporti con l’Europa.
Arrivato nella capitale per sostenere il premier Viktor Orbán, Vance ha partecipato a un incontro bilaterale e a un comizio pubblico, dichiarando apertamente l’obiettivo della visita: rafforzare l’alleato sovranista in vista delle elezioni del 12 aprile, che lo vedono contrapposto al rivale Péter Magyar.
Nel corso della giornata, il vicepresidente americano ha lanciato dure critiche contro l’Unione europea, accusando i “burocrati di Bruxelles” di interferire nel processo democratico ungherese. Una posizione che riflette la linea politica dell’amministrazione guidata da Donald Trump e che ha immediatamente suscitato reazioni da parte delle istituzioni europee.
Momento simbolico della visita è stato il comizio all’Mtk Sportpark, dove Vance ha sorpreso i sostenitori chiamando in diretta Trump. Il presidente americano ha elogiato Orbán, definendolo un leader capace di proteggere il Paese e difenderne i confini, rafforzando così il suo sostegno politico.
Le elezioni imminenti rappresentano un passaggio cruciale non solo per l’Ungheria, ma per l’intero equilibrio politico europeo. Il confronto tra Orbán e Magyar si inserisce infatti in un contesto più ampio di tensione tra spinte sovraniste e istituzioni comunitarie.
La visita di Vance conferma il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nella partita politica ungherese, alimentando il dibattito sulle interferenze internazionali e sulle future dinamiche tra Washington e Bruxelles.










