La diplomazia tra Stati Uniti e Iran sarebbe entrata in una fase decisiva, con un possibile accordo in fase di finalizzazione dopo settimane di negoziati intensi. Secondo diverse fonti internazionali, il testo dell’intesa sarebbe ormai vicino alla chiusura, mentre proseguono contatti e mediazioni per evitare un’ulteriore escalation militare in Medio Oriente.

A svolgere un ruolo chiave nei colloqui sarebbe anche la mediazione del Pakistan, mentre sullo sfondo restano forti tensioni e dichiarazioni minacciose da entrambe le parti. L’ex presidente americano Donald Trump ha confermato che i negoziati sono “nelle fasi finali”, lasciando però aperta la possibilità di un intervento militare nel caso in cui non si raggiunga un’intesa.

Secondo alcune ricostruzioni, i mediatori starebbero lavorando a una “lettera di intenti” tra Washington e Teheran che potrebbe formalizzare la fine delle ostilità e aprire un periodo di circa 30 giorni di trattative sul programma nucleare iraniano e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio globale dell’energia.

Le indiscrezioni parlano anche di un possibile ruolo dell’esercito pachistano nella fase conclusiva del processo diplomatico, con un annuncio atteso a breve sulla versione definitiva del documento. Parallelamente, i media internazionali segnalano che il testo dell’accordo sarebbe ormai in fase di limatura finale e potrebbe essere reso pubblico entro poche ore.

Trump ha ribadito che, in caso di fallimento, gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a “azioni spiacevoli”, sottolineando comunque la speranza che si arrivi a una soluzione negoziata. In parallelo, ha confermato di aver avuto una lunga e complessa conversazione telefonica con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, definita “drammatica” da alcune fonti.

Sul fronte energetico e strategico, cresce l’attenzione per lo Stretto di Hormuz, dove l’Iran avrebbe rafforzato il proprio controllo attraverso posti di blocco militari, sistemi di regolazione del transito e accordi selettivi con alcune potenze alleate. Il passaggio delle navi, secondo diverse fonti, sarebbe ormai soggetto a condizioni differenziate e in alcuni casi a costi elevati di transito.

Intanto, le tensioni regionali restano altissime. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno lanciato un duro avvertimento, minacciando di estendere il conflitto oltre la regione in caso di nuovi attacchi statunitensi. Teheran sostiene di non aver ancora utilizzato tutte le proprie capacità militari e promette una risposta “devastante” contro obiettivi considerati sensibili.

Il quadro complessivo resta quindi sospeso tra diplomazia e minaccia militare: da un lato la possibilità concreta di un’intesa tra Washington e Teheran, dall’altro il rischio di un’escalation che potrebbe coinvolgere l’intera regione mediorientale e oltre.