Il giorno dopo l’addio alla Lega, lo scontro politico tra Roberto Vannacci e Matteo Salvini entra nel vivo. Il leader del Carroccio accusa l’europarlamentare di ingratitudine, ma il generale rilancia e alza il livello dello scontro, imputando alla Lega un progressivo tradimento dei propri valori fondanti.
Intervenendo a Modena, dove un evento sulla “remigrazione” si è trasformato nella sua prima uscita pubblica dopo la rottura, Vannacci ha respinto l’accusa di slealtà: secondo l’ex vicesegretario del partito, sarebbe stata la Lega a sostenere alcune battaglie identitarie salvo poi votare in direzione opposta. Da qui la decisione di lasciare il Carroccio e avviare una nuova avventura politica, Futuro Nazionale, che definisce “la vera destra”.
A fare da sfondo al debutto del nuovo progetto, anche un sondaggio di Youtrend che attribuirebbe a un partito ancora inesistente il 4,2% dei consensi. Un dato che Vannacci definisce una “buona rampa di lancio”, ribadendo che la sua formazione si propone come interlocutore naturale dell’area di destra, ma allo stesso tempo come elemento di stimolo e rottura nei confronti dell’attuale centrodestra, accusato di incoerenza.
Il generale ha motivato la sua uscita elencando una serie di contraddizioni politiche: dal sostegno all’invio di armi all’Ucraina, nonostante prese di posizione pubbliche contrarie, fino alla permanenza in una coalizione che non ha smantellato la legge Fornero. “Non resto in un contenitore che tradisce la mia identità”, ha affermato, aggiungendo di non aver mai avuto reali margini di incisività nel ruolo di vicesegretario.
Nessun passo indietro, invece, sul seggio al Parlamento europeo. Vannacci rivendica la legittimità del mandato, richiamando l’articolo 67 della Costituzione: il parlamentare rappresenta la nazione e non è vincolato al partito che lo ha candidato.
Sul piano simbolico, l’eurodeputato respinge anche la metafora del “taxi politico”: a suo dire non è lui ad aver cambiato strada, ma il partito. Ora il percorso prosegue “a piedi”, con bussola e cartina, senza scorciatoie. Un messaggio accolto con entusiasmo da una platea numerosa e partecipe, tra applausi e cori, che segna l’inizio di una sfida politica destinata a pesare sugli equilibri della destra italiana.










