La terra continua a tremare nel Nord del Venezuela, già devastato dal violento terremoto che ha raso al suolo intere aree del Paese. Nella notte nuove scosse hanno colpito le zone più danneggiate, rendendo ancora più complesse le operazioni di soccorso.
Il bilancio provvisorio della tragedia è drammatico: si contano almeno 1.430 morti, 3.238 feriti e circa 50mila dispersi. Secondo le stime dell’Onu, il sisma avrebbe provocato anche pesantissime conseguenze economiche, con danni pari al 6% del Pil nazionale.
Tra le aree più colpite c’è lo Stato di La Guaira. A Caraballeda, gli attivisti dell’organizzazione per i diritti umani Provea descrivono uno scenario apocalittico: lungo le strade si avverte un forte odore di decomposizione, mentre molti corpi sarebbero ancora sotto le macerie o abbandonati vicino ai cumuli di detriti. Il caldo, con temperature che raggiungono i 40 gradi, insieme ai rifiuti e ai cadaveri in decomposizione, aumenta il rischio sanitario per i sopravvissuti, molti dei quali dormono all’aperto da due giorni.
Nonostante la devastazione, le squadre di soccorso continuano a scavare senza sosta. Le prime 72 ore dopo un terremoto sono considerate decisive per trovare persone ancora vive sotto le macerie. In Venezuela sono arrivati oltre 1.600 soccorritori specializzati con 17 voli internazionali, provenienti da diversi Paesi, tra cui anche l’Italia.
La lentezza degli aiuti ha però fatto crescere la rabbia tra i familiari dei dispersi. A Chacao, uno dei centri più colpiti, la presidente Delcy Rodriguez è stata accolta da fischi e contestazioni durante la sua prima visita nelle zone del disastro.
Nel frattempo, anche l’Italia ha espresso vicinanza al Venezuela. La premier Giorgia Meloni ha telefonato alla presidente Rodriguez manifestando dolore e solidarietà per la tragedia, ricordando anche la presenza di una numerosa comunità italiana nel Paese. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato un primo stanziamento di 5 milioni di euro in aiuti.
Accanto ai numeri della catastrofe emergono storie strazianti, come quella di un giovane volontario scoppiato in lacrime dopo aver estratto dalle macerie i corpi di alcuni bambini che si trovavano a una festa. Tra le vittime ci sarebbero anche molti venezuelani espulsi dagli Stati Uniti e rientrati nel Paese appena poche ore prima del sisma: su un gruppo di 146 persone, solo 12 sarebbero sopravvissute.
Ma in mezzo alla distruzione arrivano anche piccoli segnali di speranza. Un giovane di nome Miguel è stato estratto vivo dalle macerie proprio nel giorno del suo compleanno. “Sei nato un’altra volta”, gli ha detto il soccorritore che lo ha salvato. E ha commosso il Paese anche la storia di una donna che ha partorito tra i calcinacci, senza elettricità né assistenza medica specializzata, aiutata da alcune persone illuminate solo dalle torce.
Un’immagine di vita che resiste, in un Paese piegato dal dolore e dalla devastazione.










