I familiari di Alberto Trentini, il cooperante italiano originario di Venezia fermato il 15 novembre dall'autorità del Venezuela e di cui non si hanno più notizie, lanciano un appello "al Governo italiano" al fine di "porre in essere tutti gli sforzi diplomatici possibili e necessari, aprendo un dialogo costruttivo con le istituzioni Venezuelane, per ripotare a casa Alberto e garantirne l'incolumità". In una nota diffusa dalla famiglia e dall'avvocato Alessandra Ballerini, si ricostruisce la vicenda di Trentini che si trovava in Venezuela per una missione con la Ong Humanity e Inclusion per portare aiuti umanitari alle persone con disabilità, 14 gennaio 2025. NPK ANSA

Il Venezuela avrebbe avviato la liberazione di alcuni detenuti, tra cui almeno un cittadino italiano. Secondo fonti qualificate, si tratterebbe dell’imprenditore settantenne Luigi Gasperin, detenuto nelle carceri del Paese sudamericano. Per altri connazionali, invece, si attenderebbe ancora il completamento delle procedure formali.

La notizia ha riacceso le speranze in Italia, in particolare per Alberto Trentini, cooperante detenuto da oltre 400 giorni a Caracas, ma anche per altri cittadini italiani reclusi in Venezuela. Tra questi figurano Biagio Pilieri, giornalista e politico italo-venezuelano arrestato il 28 agosto 2024 per il suo sostegno all’opposizione, e Mario Burlò, imprenditore torinese in carcere da più di un anno senza accuse chiare, secondo quanto denunciato dai familiari.

La liberazione di Gasperin rientrerebbe in un più ampio rilascio di prigionieri, che comprende anche figure di primo piano dell’opposizione venezuelana. Tra i nomi citati da El País figurano Rocío San Miguel, esperta di questioni militari, ed Enrique Márquez, ex candidato presidenziale e leader dell’opposizione al chavismo. Entrambi erano stati arrestati con accuse giudicate inconsistenti dalle organizzazioni per i diritti umani.

Secondo l’annuncio del presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, il governo bolivariano avrebbe deciso di rilasciare un “numero significativo” di cittadini venezuelani e stranieri “al fine di promuovere la pacifica convivenza”. Un segnale interpretato come un tentativo di apertura verso gli Stati Uniti e la comunità internazionale, in una fase particolarmente delicata per il regime.

La Spagna è stato il primo Paese europeo a confermare ufficialmente la liberazione di propri cittadini: cinque spagnoli sarebbero già pronti a lasciare Caracas. In Italia, intanto, l’attenzione resta concentrata sul caso di Trentini e sugli oltre 25 connazionali ancora detenuti, molti dei quali con doppia cittadinanza.

Secondo le ONG, nelle carceri venezuelane si troverebbero ancora centinaia di prigionieri politici, tra cui numerosi stranieri. Le autorità italiane, in stretto coordinamento con Washington, continuano a lavorare sul dossier, mentre le famiglie dei detenuti vivono giorni sospesi tra ansia e speranza, in attesa che i segnali di apertura si traducano in liberazioni concrete.