ROMA – Le dichiarazioni del segretario generale della Nato, Mark Rutte, hanno riacceso il dibattito sul ruolo delle basi militari statunitensi in Italia e sul coinvolgimento del Paese nelle operazioni americane contro l’Iran. In un’intervista rilasciata a Fox News, Rutte ha parlato di «un numero enorme» di voli partiti dalle basi Usa presenti sul territorio italiano a sostegno dell’operazione militare denominata Epic Fury.
Le sue parole hanno immediatamente innescato polemiche politiche e richieste di chiarimento da parte delle opposizioni, in un contesto già segnato dalle tensioni diplomatiche tra il presidente statunitense Donald Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro dello scontro vi sarebbe il livello di sostegno offerto dall’Italia alle iniziative militari americane in Medio Oriente.
L’opposizione ha chiesto che il governo riferisca in Parlamento per fare piena luce sull’utilizzo delle basi italiane. Tra i più critici il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che ha sollecitato un intervento diretto della premier per chiarire quanto accaduto.
La risposta dell’esecutivo è arrivata attraverso il Ministero della Difesa, che non ha negato l’elevato numero di voli, ma ha precisato che si sarebbe trattato esclusivamente di missioni logistiche e di supporto tecnico, senza alcun coinvolgimento in operazioni di combattimento. In una nota ufficiale, il dicastero ha sottolineato che l’Italia autorizza soltanto attività previste dagli accordi bilaterali vigenti, che escludono espressamente operazioni militari offensive.
Sulla stessa linea si è espresso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, assicurando che il governo è pronto a fornire tutti i chiarimenti necessari alle Camere e definendo la vicenda «una tempesta in un bicchier d’acqua».
Di fronte alle polemiche, anche la Nato è intervenuta per precisare il significato delle parole di Rutte. Da Bruxelles, funzionari dell’Alleanza hanno spiegato che il riferimento riguardava esclusivamente attività di logistica e assistenza tecnica autorizzate nell’ambito degli accordi esistenti tra gli Stati Uniti e i Paesi alleati, tra cui l’Italia.
La questione resta tuttavia politicamente sensibile. Le dichiarazioni di Rutte sono arrivate infatti alla vigilia di importanti appuntamenti diplomatici, tra cui il confronto dei leader europei del gruppo E5 e il prossimo vertice Nato. Un contesto internazionale già segnato dalle difficili relazioni tra gli alleati europei e l’amministrazione Trump.
Le opposizioni continuano a chiedere spiegazioni, sostenendo che sia necessario chiarire eventuali discrepanze tra le informazioni fornite dal governo e quelle emerse dalle dichiarazioni del segretario generale della Nato. Dal canto suo, il Ministero della Difesa ribadisce che non vi è stata alcuna violazione degli accordi e che tutte le attività autorizzate dalle basi americane in Italia hanno avuto esclusivamente finalità logistiche.
La vicenda conferma come il tema della presenza militare statunitense sul territorio italiano continui a rappresentare uno degli argomenti più delicati della politica estera e di difesa nazionale, soprattutto in una fase di forte instabilità internazionale.










