Volodymyr Zelensky volerà in Florida per incontrare domenica Donald Trump nella sua residenza di Mar-a-Lago. L’obiettivo: discutere il nuovo pacchetto di proposte di pace e tentare un’accelerazione del negoziato entro la fine dell’anno. Il confronto arriva in un momento segnato da segnali contraddittori: mentre Washington intensifica gli sforzi diplomatici, da Mosca giungono dichiarazioni che parlano di un accordo “mai così vicino”, pur accusando Kiev e l’Europa di volerlo sabotare.
L’Europa frena sull’ottimismo russo
Dall’Unione europea prevale scetticismo. La portavoce della Commissione, Arianna Podestà, sottolinea che “non ci sono indicazioni che la Russia sia realmente interessata alla pace o a un cessate il fuoco”, ricordando che senza il sostegno europeo nessun piano potrà avere successo. Zelensky, consapevole del ruolo degli alleati, ha già avviato una serie di consultazioni con i leader della Nato e dei Paesi partner, auspicando un loro coinvolgimento – anche da remoto – nell’incontro di domenica.
Il piano di pace: 20 punti e un nodo finale
Il presidente ucraino ha confermato che la bozza di accordo Usa-Ucraina è “pronta al 90%”. Il restante 10% rappresenta però la parte più complessa: Donbass e centrale di Zaporizhzhia restano i capitoli più delicati.
Secondo il progetto, già trasmesso a Mosca, la Russia dovrebbe ritirare le truppe dalle aree occupate, mentre forze internazionali verrebbero dispiegate lungo la linea di contatto. Washington propone inoltre un compromesso su Donetsk attraverso la creazione di una zona economica libera, ipotesi che per Kiev richiederebbe l’approvazione del Parlamento o un referendum.
Sul dopo-guerra, alcuni Paesi europei – Germania, Francia, Regno Unito e Turchia – avrebbero manifestato disponibilità a inviare contingenti per una futura missione di deterrenza e peacekeeping. Gli Stati Uniti propongono poi una gestione congiunta della centrale nucleare di Zaporizhzhia, opzione respinta da Kiev che vuole escludere Mosca.
Mosca rilancia sulla sicurezza europea
Il Cremlino, da parte sua, afferma di essere pronto a firmare un patto di non aggressione con i Paesi Nato, formalizzato in un documento giuridicamente vincolante. Ma allo stesso tempo accusa Kiev e Bruxelles di ostacolare l’intesa. Il viceministro Sergei Ryabkov parla di soluzione “vicina”, ma chiede “un ultimo sforzo politico”.
Continua la guerra sul terreno
Nonostante il fervore diplomatico, la guerra prosegue. Nella notte tra venerdì e sabato nuovi attacchi russi hanno colpito infrastrutture critiche in varie regioni ucraine, in particolare a Odessa, dove raid con droni hanno provocato incendi e blackout. La difesa aerea di Kiev afferma di aver abbattuto decine di droni, ma i raid natalizi hanno comunque causato morti e feriti nelle regioni di Zaporizhzhia, Donetsk e Kherson.
La distanza tra diplomazia e realtà sul campo resta dunque evidente: mentre si parla di pace a Mar-a-Lago, il conflitto continua a mietere vittime e a minacciare ogni tentativo di tregua.










