Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è partito per la Turchia con l’obiettivo di aprire un nuovo fronte diplomatico nella speranza di un incontro diretto con il presidente russo Vladimir Putin. Zelensky si è detto disponibile a “qualsiasi formato di negoziato” pur di porre fine alla guerra, anche attraverso trattative a livello inferiore, qualora non fosse possibile un vertice tra capi di Stato.

Tuttavia, dal Cremlino non è ancora arrivata alcuna conferma ufficiale sulla partecipazione di Putin. Lo stesso Donald Trump ha espresso incertezza sulla presenza del leader russo, ma ha lasciato intendere che potrebbe recarsi anche lui a Istanbul se Putin confermasse la sua partecipazione.

Zelensky ha dichiarato che le prossime mosse dell’Ucraina dipenderanno da chi rappresenterà la Russia ai colloqui, che secondo fonti americane potrebbero protrarsi per due giorni. Intanto, è previsto per venerdì l’arrivo a Istanbul del segretario di Stato statunitense Marco Rubio e dell’inviato speciale Steve Witkoff.

Sul fronte europeo, gli ambasciatori dei 27 Paesi UE hanno approvato il 17° pacchetto di sanzioni contro la Russia. Le misure colpiranno circa 200 navi della cosiddetta “flotta ombra”, utilizzata in gran parte per le esportazioni petrolifere russe. Secondo il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, queste sanzioni non sono sufficienti: occorrono misure più dure per “prendere la Russia alla gola”.

I rapporti tra Francia e Russia sono sempre più tesi. In una recente intervista, il presidente Emmanuel Macron ha ipotizzato la possibilità di schierare testate nucleari francesi in Polonia. La proposta ha provocato una dura reazione da parte del Cremlino, che ha avvertito che la proliferazione nucleare non porterà stabilità in Europa.

Zelensky incontrerà il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ad Ankara, e in caso di arrivo di Putin, i due leader si trasferiranno a Istanbul per un possibile vertice trilaterale. Kiev non ha ancora svelato la composizione della propria delegazione nel caso l’incontro con il leader russo non si concretizzi.

Dal lato russo, la situazione resta incerta. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha riferito che “non sono ancora arrivate istruzioni dal presidente”. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, inizialmente dato come capo delegazione, secondo il quotidiano Kommersant non sarà presente. Anche altri possibili rappresentanti, come Leonid Slutsky e Yuri Ushakov, non hanno confermato la loro partecipazione, ma hanno anticipato che i colloqui affronteranno questioni politiche, tecniche e anche un possibile scambio totale di prigionieri.

La Cina ha ribadito il proprio sostegno al dialogo come via per la pace, mentre il presidente brasiliano Lula da Silva – reduce da un recente colloquio con Putin – ha esortato pubblicamente il leader russo a partecipare al vertice: “Per l’amor di Dio, vai a Istanbul e negozia”. Tuttavia, nonostante alcune voci su un nuovo incontro a Mosca tra i due, Lula ha lasciato la capitale russa senza vedere Putin.