VITERBO- Molte sono le strutture che, nel nostro Paese, forniscono assistenza psicologica e materiale alle vittime dei reati di violenza di genere. Pochissimi, invece, i centri che svolgono attività di rieducazione e prevenzione nei confronti dei soggetti maltrattanti nei reati del “CODICE ROSSO”. Fra questi, nella Regione Lazio ed a Viterbo, è molto attivo il Centro per gli Studi Criminologici di Viterbo che da oltre tre anni ha avviato il Corso di recupero “CODICE ROSSO”, per gli autori di questi particolari reati ed ha recentemente sottoscritto una convenzione con il Tribunale di Roma.

L’art. 6 della legge n. 69 del 2019 aveva introdotto modifiche all’art. 165 cod. pen., prevedendo che nei casi di condanna per i reati di violenza di genere la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati. Il legislatore ha pertanto previsto nell’art. 165 cod. pen., per il catalogo di reati che costituiscono manifestazione di violenza domestica e di genere, un’ulteriore condizione per l’accesso alla sospensione condizionale della pena.

Nello scorso mese di dicembre è entrata in vigore la legge 24 novembre 2023, n. 168 recante “Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica”, che ha modificato le norme del “Codice Rosso” ed è intervenuta, in particolare sulle modalità di svolgimento dei corsi previsti all’art. 165, quinto comma, del codice penale, rivalutando la posizione di centralità dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna.

A seguito di specifiche riunioni tenute presso l’U.E.P.E. di Roma e di Viterbo, alle quali ha partecipato anche il Centro per gli Studi Criminologici di Viterbo, sono state impartite prescrizioni di dettaglio alla luce dell’intervento normativo, che riguardano:

– l’adeguamento dei programmi e del monte ore del Corso alla frequenza bisettimanale;

– la durata del Corso;

– la previsione di un incontro preliminare di valutazione criminologica e psicologica del soggetto, finalizzato a riscontrare la presenza di situazioni di dipendenza, anche attraverso la somministrazione di test;

– l’obbligo di comunicazione all’U.E.P.E. di ogni assenza ingiustificata, per le conseguenti tempestive valutazioni sul mantenimento della sospensione condizionale della pena;

– l’invio di relazione periodiche all’U.E.P.E. sull’andamento del Corso;

– l’invio di una relazione finale valutativa all’U.E.P.E..

Il Centro per gli Studi Criminologici di Viterbo ha strutturato uno specifico programma di intervento, specificamente finalizzato proprio alla esigenza introdotta dalla modifica intervenuta nel codice penale, nel convincimento che per tutelare le vittime e contribuire alla salvaguardia del tessuto sociale sia necessario intervenire là dove il fenomeno si ingenera.

Il Percorso di Recupero ‘Corso di recupero Codice Rosso’ si sviluppa per otto mesi secondo un programma il cui scopo è quello non certo di prospettare una riduzione delle pene o di attenuare la disapprovazione sociale per la violenza di genere ma quello di comprendere che la repressione nella gestione di questo tipo di fenomeni non è sufficiente e che è necessario realizzare interventi mirati sui soggetti maltrattanti, sugli autori delle violenze, andando a sviscerare l’origine di questi comportamenti violenti per poterli correggere ed evitare che si ripresentino.

I partecipanti sono presi in carico da un team multidisciplinare, composto da criminologi, psicologi-psicoterapeuti, counselor, avvocati, esperti in analisi comportamentale, in comunicazione e assistenti sociali.

Dopo una preliminare illustrazione e conoscenza dell’impianto delle norme che disciplinano i reati della violenza di genere, il team di Avvocati ripercorre ed analizza insieme ai soggetti che frequentano il corso le condotte che hanno determinato i reati che sono stati commessi da ciascuno, sia attraverso colloqui individuali che di gruppo.

L’intervento del criminologo durante il percorso di rieducazione previsto dalla normativa del codice rosso, si concentra prevalentemente sulla criminogenesi delle carenze psico-fisiche e dei fattori sociali che hanno indotto l’autore della condotta criminosa a compiere un atto violento.

E’ indubbio infatti che all’origine dei comportamenti violenti di ogni individuo possano palesarsi cause differenti, per le quali occorre una attenta osservazione diagnostica in seguito alla quale programmare un trattamento specifico e individuale.

Il comprensibile allarme sociale e il bisogno di sicurezza della comunità infatti, comportano il rischio frequente di mettere all’interno dello stesso contenitore una pluralità di comportamenti devianti, con la conseguenza che gli interventi successivi non siano sempre coerenti con la necessità di rimuovere o quantomeno attenuare il disadattamento sociale del reo.

Alcuni atteggiamenti, anche se occasionali o di modesta intensità, possono diventare preziosi elementi predittivi e se correttamente attenzionati possono consentire diagnosi precoci o addirittura dare luogo a forme di auto diagnosi; è utile pertanto proporre come riconoscere le proprie labilità emotive, il difetto di controllo, l’impoverimento delle capacità critiche, la possibile distorsione della realtà, il senso di insicurezza, le reazioni disfunzionali, i meccanismi di autogiustificazione.

Consapevolezza e responsabilità sono gli obiettivi primari del percorso: i partecipanti imparano a distinguere le cause bio antropologiche da quelle psicologiche o sociologiche che possono aver condizionato lo sviluppo delle loro personalità; conoscere e riconoscere le cause del proprio disadattamento e del proprio approccio disfunzionale all’interno di una relazione, consente loro di imparare a governare gli impulsi, negoziare i conflitti, esprimere i contrasti, riflettere sulle conseguenze e sentirsi responsabili, tutte componenti necessarie per una difficile ma comunque possibile ristrutturazione esistenziale.

La presa in carico dei soggetti inseriti nel programma psicologico/terapeutico prevede un intervento a doppio livello.

Le caratteristiche personologiche degli utenti variano in relazione a diversi fattori: età, genere sessuale, scolarizzazione, contesto famigliare, sociale, economico e culturale di provenienza, anamnesi patologica, sviluppo psicologico, tratti di personalità, presenza di disturbi psicologici e/o di personalità e, non ultimo per importanza, la fattispecie di reato. Pertanto l’approccio richiede anzitutto una definizione/analisi del contesto in relazione ai fattori sopra accennati, presupposto necessario alla costruzione di un percorso individualizzato.

Identificate tali variabili, il primo livello d’intervento prevede la costruzione di uno spazio individuale all’interno del quale si possano valutare e implementare strumenti e strategie capaci di generare risultati in termini di ristrutturazione cognitiva delle risonanze emotive collegate all’azione di rilevanza penale, giacché finalizzata alla resipiscenza relativamente ai fattori di attribuzione causale e motivazionale connessi ai processi di responsabilizzazione e consapevolezza.

Il secondo livello d’intervento assume, contemporaneamente, strumenti e strategie in grado di agevolare il trattamento sul versante dell’impatto sottocorticale attraverso procedure finalizzate a determinare esperienze emozionali correttive/riparative prodotte dall’applicazione di modelli di approccio a carattere esperienziale, elettivamente individuati nella terapia di gruppo. Intervenire sulle strutture affettivo/emotive consente di integrare l’esperienza di modificazione e cambiamento dei pattern automatici con gli esiti dei processi di consapevolizzazione attuati in sede di primo intervento (congruenza cognitivo/emotiva).

Per ciascun soggetto si prevede, alla luce delle prospettive terapeutico/riabilitative sopra indicate, un programma articolato in 12 colloqui individuali e 17 ore incontri di gruppo terapia.

Il programma prevede, inoltre, un modulo condotto da un esperto in comunicazione che interagisce con i frequentatori sulla efficacia della Comunicazione, l’arte di ascoltare, sugli aspetti riguardanti opinioni, critiche e obiezioni e su come riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle dell’interlocutore nella relazione.

Infine, sono previsti moduli conoscitivi della struttura e del funzionamento dei Servizi Sociali nel nostro Paese e l’individuazione delle strutture territoriali referenti sulla provincia.

Negli oltre tre anni di attività i percorsi di recupero organizzati dal Centro per gli Studi Criminologici hanno trattato oltre cinquanta soggetti condannati, con lusinghieri risultati.

Il Team multidisciplinare del percorso di recupero “Codice Rosso”, sotto la direzione del Dott. Claudio Mariani, criminologo e dell’Avvocato Fabrizio Ballarini, è composto dal dott. Paolo Dattilo psicologo psicoterapeuta, la dott.ssa Valentina Tanini psicologa psicoterapeuta, la dott.ssa Emiliana Feroli psicologa psicoterapeuta, la dott.ssa Flavia Mascioli psicologa psicoterapeuta, la dott.ssa Marina Carlini criminologa, l’Avvocato Lara Stefani, il dott. Giampiero Lattanzi Counselor esperto in comunicazione, la dott.ssa Francesca Bacci assistente sociale, la Dott.ssa Sharon Angelucci, giurista esperta in criminologia applicata, Responsabile ufficio coordinamento delle attività e Beatrice Piergentili, Tutor.

Marcello Cevoli