Le scriventi Associazioni ACOP, AGeSPI, AIOP, ANASTE, ANFASS, ANSDIPP, ARIS,
CONFAPI, CONFCOOPERATIVE SANITA’, CONFCOOPERATIVE FEDERSOLIDARIETA’,
LEGACOOP SOCIALI, UNEBA, UNINDUSTRIA e, per adesione, AGCI (Associazione Generale
delle Cooperative Italiane), nella loro specifica funzione di organizzazioni di rappresentanza e di attori interni al sistema dell’assistenza socio-sanitaria, facendo seguito ai precedenti documenti ed a quanto dettagliatamente illustrato nel “Position Paper Inter-Associativo”, sottoscritto da alcune associazioni fin dal febbraio 2021, rivolgono con la presente un accorato APPELLO affinchè vengano intraprese misure urgenti per scongiurare il collasso dell’intero settore.
“Nel nostro paese – scrivono in una nota-  la quasi totalità delle prestazioni residenziali e semiresidenziali ad Anziani, Disabili e Persone con Disturbi Mentali è assicurata da soggetti erogatori accreditati con il SSN: si tratta di soggetti di varia natura ed estrazione (pubblici, religiosi, privati profit, privati no-profit e cooperative), tutti fortemente colpiti dagli effetti della pandemia, dai crescenti obblighi normativi e regolatori e dall’aumento galoppante di tutti i costi per beni e servizi aggravato dalla crisi bellica.
Tutti gli operatori si trovano oggi nella oggettiva impossibilità di coprire i correnti costi di gestione e di procedere ai rinnovi contrattuali, in un quadro ormai non più sostenibile di differenziali retributivi con i lavoratori della sanità pubblica, con tabellari inferiori ormai di più del 20-25%, a parità di mansioni e qualifiche.
Il Governo e l’ARAN procedono a sistematici rinnovi incrementali del CCNL della Sanità pubblica, garantendogli implicita copertura, senza che si preveda una contestuale copertura ai paralleli necessari rinnovi dei contratti dei lavoro del personale che lavora per il SSN nel settore socio-sanitario ed extraospedaliero in genere, settori essenziali del sistema di welfare del Paese.
Gli operatori del settore socio-sanitario operano infatti in via praticamente esclusiva con il SSN erogando prestazioni e servizi inclusi nei LEA e non hanno altra possibilità di incrementare le proprie entrate dal momento che sono strettamente regolate dal sistema pubblico regionale con tariffe che nella maggior parte dei casi sono ferme da più dieci anni, mentre la sola inflazione ISTAT è cresciuta dal 2012 di oltre il 16%, di cui più del 5% solo nell’ultimo anno, in un trend di crescita che appare oggi in ulteriore drammatico aumento con previsioni di incrementi dei costi a due cifre.
In questo contesto, se persiste l’attuale “inerzia” del sistema regolatorio pubblico sugli adeguamenti tariffari, gli operatori del settore non saranno più in grado di garantire a la continuità assistenziale agli anziani e disabili ospiti delle strutture, che sempre più necessitano di cure complesse ed articolate, ed ai quali è necessario garantire trattamenti dignitosi e qualificati.
Ricordiamo che anche in base a quanto previsto dall’art. 8 sexies comma 6 del D.lvo 502/92 le tariffe, dovrebbero essere periodicamente aggiornate in base ai costi di esercizio e dei fattori di produzione. E’ infatti evidente che elemento prioritario di un corretto rapporto di fornitura di servizi sia il riconoscimento della evoluzione dei costi di produzione, per assicurare la compatibilità economica dell’attività e il sostenibile rispetto di adeguati standard di qualità di servizio e di dignità del lavoro.
Venendo meno la sopravvivenza degli Enti e delle Aziende che gestiscono l’intero settore sociosanitario, il modello stesso di Welfare assistenziale del paese viene meno; esortiamo pertanto le istituzioni e l’intera società civile ad assumere piena consapevolezza della drammaticità della situazione e ad intraprendere tutte le azioni necessarie a scongiurare un altrimenti irreparabile ed imminente tracollo.
Chiediamo quindi con forza un incontro per affrontare l’insieme di queste complesse situazioni, con la costituzione urgentissima di un tavolo di lavoro per il superamento dei gravissimi problemi esposti”.