ospedale-san-paolo-civitavecchia-119907.660x368E’ firmata da 13 figure apicali dell’Azienda sanitaria locale Asl Roma 4, direttore sanitario, direttori di UOC , responsabili di servizi. Una lettera aperta di appoggio e di apprezzamento per l’operato di Giuseppe Quintavalle, direttore generale. Un passo formale, significativo in un momento delicatissimo della vita della Asl, investita come tante altre realtà sanitarie della Regione, dal ciclone Coronavirus. E’ un momento di polemiche, di fake news, di notizie allarmanti che la stampa locale registra e spesso non analizza a dovere,  ci sono  sollecitazioni, denunce, pressioni sindacali e operazioni individuali e collettive che più che alla salute della collettività mirano a destabilizzare il quadro generale. Insomma c’è disagio, confusione e qualcuno deve pur provare a mettere ordine. E così ci pensano gli uomini che rappresentano la spina dorsale dell’azienda, la linea di comando, con una mossa che risponde ad esempio alla diffusione di voci inquietanti sulle condizioni igienico-sanitarie dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia. Serve una risposta univoca per rassicurare la popolazione. Che lo dica e lo scriva Quintavalle può essere scontato, che lo dicano e lo scrivano i suoi collaboratori, i suoi “colonnelli”, con l’aria che tira, può non essere affatto scontato, anzi. L’emergenza Covid-19 fa saltare parametri, equilibri, è una variabile impazzita in grado di portare caos e scompiglio anche nella realtà sanitaria più organizzata.

Ed è su questo che intervengono i direttori Uoc della Asl di Civitavecchia, che confermano come la Task Force costituita in azienda fin dall’inizio dell’allerta Covid-19 ( fine gennaio) si sia mossa secondo procedure e direttive  stabilite  da Regione, Ministero, Istituto Superiore di Sanità, puntualmente aggiornate e delle quali tutti sono stati sistematicamente informati. Sono state fatte subito le richieste di incremento di scorte di Dispositivi di Protezione Individuale, sono stati formati e informati in relazione a questa emergenza  gli operatori con particolare attenzione a quelli  in servizio nei reparti più rischio (la sicurezza in tutte le sue declinazioni, vedi procedure di vestizione e vestizione, punti cruciali per l’abbattimento del rischio del contagio). Ancora, spiegano i direttori,  sono stati rimodulati l’organizzazione e l’utilizzo  degli ambienti ospedalieri, vedi lo sdoppiamento dell’attività di triage in Pronto Soccorso.  La lettera aperta ripercorre le diverse fasi della crisi, la presenza di numerosi casi di pazienti  positivi nel reparto di Medicina del San Paolo, la realizzazione di un Reparto Covid, la trasformazione del nosocomio in Ospedale Spoke Covid-19  nella fase tre dell’emergenza, con il Gemelli di Roma come riferimento. Questo non significa affatto che l’intero San Paolo sia destinato alla cura di pazienti Covid, ma solo che un reparto, Medicina Covid, risponde a questo compito. In sostanza una gestione ordinata dell’emergenza, che non ha sconvolto la vita dell’ospedale. Il reparto di rianimazione è dedicato a pazienti no-Covid, proseguono – sia pure a ritmo ridotto  – le attività chirurgiche, ortopediche, ostetrico-ginecologiche, cardiologiche ed internisti che.

La lettera dei direttori Uoc della Asl di Civitavecchia assume in questo momento un importante significato “politico”, sgombra il campo dagli equivoci e lascia intendere che l’azienda si stringe attorno al suo direttore generale e alla sua linea di condotta, sottolineando ad esempio di come si sia iniziato il precoce utilizzo dei farmaci indicati nel protocollo dello Spallanzani e sia  stato stilato un protocollo ospedaliero di indirizzo terapeutico. A tutt’oggi sono risultati positivi al tampone  – e quindi allontanati dal lavoro – quindici medici e  cinquantadue operatori; alcuni di loro stanno già rientrando alò lavoro. La loro individuazione è stata possibile grazie alla decisione aziendale di iniziare lo screening di tutto il personale, compresi gli operatori delle ditte esterne.