Colpito il Terminal 3 dello scalo internazionale King Khalid. Tra le vittime anche un cittadino americano. Traffico aereo sospeso, allerta delle ambasciate occidentali e Donald Trump valuta un possibile intervento militare a sostegno dell’Arabia Saudita.
RIAD – Un’esplosione nel cuore di uno dei principali aeroporti del Medio Oriente, passeggeri in fuga, soccorritori impegnati nell’evacuazione dei feriti e collegamenti aerei interrotti. L’attacco che sabato 10 ottobre ha investito l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad segna una nuova e drammatica escalation del conflitto tra l’Arabia Saudita e i ribelli Houthi dello Yemen, con il rischio di un coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti.
Il bilancio ufficiale, diffuso dall’Autorità generale saudita per l’aviazione civile, è di almeno 12 morti e 309 feriti, alcuni dei quali in condizioni critiche. Tra le vittime figurano quattro cittadini sauditi e otto stranieri: due bengalesi e un cittadino ciascuno di Stati Uniti, Egitto, Giordania, Siria, Palestina e Sudan.
Il bombardamento, attribuito ai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, avrebbe raggiunto direttamente un’area del Terminal 3, provocando ingenti danni e costringendo le autorità a sospendere temporaneamente le operazioni aeroportuali. Al momento delle prime ricostruzioni internazionali, l’attacco del 10 ottobre non risultava ancora formalmente rivendicato dal movimento yemenita, responsabile invece di precedenti incursioni contro lo stesso scalo.
Secondo le testimonianze raccolte dall’Agence France-Presse e le ricostruzioni pubblicate dal Wall Street Journal, la deflagrazione ha investito un’area utilizzata dai passeggeri, scatenando momenti di panico.
Un testimone che si trovava vicino al gate 403 ha raccontato di aver visto persone ferite nei pressi del gate 401, mentre la folla cercava di allontanarsi.
Le autorità hanno immediatamente avviato le procedure di emergenza. Ambulanze ed elicotteri sono stati mobilitati per trasferire i feriti nelle strutture sanitarie della capitale, dove sono stati attivati i protocolli per fronteggiare l’afflusso straordinario di pazienti.
La gravità dell’episodio è emersa progressivamente nel corso della giornata. Le prime informazioni parlavano di un numero limitato di feriti, ma il quadro si è rapidamente aggravato fino alla comunicazione ufficiale delle dodici vittime e delle oltre trecento persone rimaste coinvolte.
La sospensione dei voli ha provocato cancellazioni e deviazioni verso altri aeroporti, mentre gli operatori dello scalo hanno avviato le verifiche sulle condizioni delle strutture e sulla sicurezza delle operazioni.
La situazione ha determinato un’immediata reazione diplomatica internazionale.
Il ministero degli Esteri italiano ha raccomandato ai connazionali di evitare gli spostamenti non essenziali nell’area dell’aeroporto e di non utilizzare lo scalo durante la fase di emergenza.
Indicazioni precauzionali sono arrivate anche dalle rappresentanze diplomatiche di altri Paesi occidentali, preoccupate per il ripetersi degli attacchi contro le infrastrutture saudite.
Il rischio non riguarda soltanto i cittadini temporaneamente presenti nel Paese, ma anche gli equipaggi delle compagnie aeree internazionali e le migliaia di persone che quotidianamente transitano attraverso la capitale.
Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche all’Afp, alcune ambasciate avrebbero inoltre adottato restrizioni temporanee per gli spostamenti del proprio personale da e verso lo scalo.
Le misure riflettono la crescente difficoltà di garantire la sicurezza del traffico aereo in una regione nella quale gli attacchi missilistici rappresentano ormai una minaccia ricorrente.
L’attacco di sabato non costituisce un episodio isolato. Lo scalo di Riad era già stato bersagliato giovedì 8 ottobre, quando una serie di incursioni rivendicate dagli Houthi aveva provocato la morte di tre cittadini sauditi, tra cui un pilota, e il danneggiamento di un velivolo della compagnia nazionale Saudia.
Si tratta del terzo attacco contro l’aeroporto nell’arco di una settimana, un dato che evidenzia il peggioramento delle condizioni di sicurezza nella capitale.
L’escalation ha interessato anche altre infrastrutture saudite. Nelle ore successive all’attacco su Riad, la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita ha segnalato la caduta di un proiettile nei pressi dell’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam, nella parte orientale del Paese.
La pressione militare degli Houthi si sta quindi estendendo oltre il tradizionale teatro di guerra yemenita, minacciando direttamente centri economici e infrastrutture strategiche del regno saudita.
La nuova ondata di attacchi ha riaperto il dibattito su un possibile intervento diretto degli Stati Uniti.
Il presidente Donald Trump, interrogato sulla possibilità di sostenere militarmente l’Arabia Saudita contro gli Houthi, ha dichiarato che Washington sta valutando come procedere, senza assumere impegni definitivi.
La posizione americana rimane delicata. Da una parte, gli Stati Uniti mantengono un rapporto strategico con Riad, considerata un partner fondamentale per gli equilibri regionali e per la sicurezza energetica internazionale. Dall’altra, l’apertura di un ulteriore fronte militare potrebbe aggravare una situazione mediorientale già segnata da numerose crisi.
Secondo le ricostruzioni del Washington Post, l’amministrazione americana aveva finora mostrato prudenza rispetto a un coinvolgimento più profondo nelle operazioni saudite contro gli Houthi.
L’intensificazione degli attacchi contro obiettivi civili, unita alla morte di un cittadino americano, potrebbe tuttavia aumentare le pressioni sulla Casa Bianca affinché assuma una posizione più incisiva.
Resta da capire se Washington opterà per un rafforzamento delle capacità difensive saudite, per un maggiore sostegno di intelligence oppure per operazioni militari contro le postazioni da cui vengono lanciati i missili. Nessuna di queste opzioni risulta, al momento, ufficialmente annunciata.
Dietro l’escalation contro gli aeroporti sauditi si inserisce il deterioramento del conflitto yemenita.
Gli Houthi, movimento armato che controlla ampie porzioni dello Yemen settentrionale, sono impegnati in violenti combattimenti contro le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita.
Uno dei principali fronti dello scontro riguarda la regione costiera affacciata sul Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio strategico che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e, attraverso l’Oceano Indiano, alle grandi rotte commerciali internazionali.
Le forze filogovernative yemenite hanno annunciato di aver riconquistato alcune posizioni nell’area dello stretto e sull’isola di Perim. Le rivendicazioni territoriali restano tuttavia controverse, con fonti vicine agli Houthi che contestano la portata dei successi militari annunciati dalla coalizione.
Il controllo di questo corridoio marittimo ha un’importanza che supera i confini dello Yemen: un’interruzione prolungata della navigazione potrebbe incidere sul commercio internazionale e sui trasporti energetici diretti verso l’Europa e l’Asia.
Il conflitto rischia così di trasformarsi in una crisi regionale con conseguenze economiche globali.
Gli attacchi rappresentano una minaccia anche per la strategia economica perseguita dall’Arabia Saudita, impegnata da anni a ridurre la propria dipendenza dalle esportazioni petrolifere attraverso lo sviluppo del turismo, dei servizi, delle infrastrutture e degli investimenti internazionali.
L’aeroporto King Khalid costituisce uno snodo essenziale per questa trasformazione, perché collega la capitale saudita ai principali centri finanziari e commerciali del mondo.
Le ripetute interruzioni delle attività aeroportuali potrebbero scoraggiare viaggiatori d’affari, compagnie aeree e organizzatori di eventi, compromettendo l’immagine di stabilità che il regno cerca di consolidare.
Particolare attenzione è rivolta alla Future Investment Initiative, uno dei principali appuntamenti internazionali organizzati a Riad, che dovrebbe richiamare alla fine di ottobre migliaia di investitori, dirigenti d’impresa e rappresentanti delle istituzioni economiche.
Nonostante l’emergenza, gli organizzatori dei maggiori eventi economici hanno confermato l’intenzione di procedere con gli appuntamenti programmati.
La possibilità di garantire collegamenti sicuri con la capitale rappresenterà tuttavia un banco di prova per le autorità saudite e per le ambizioni internazionali del Paese.
L’offensiva contro Riad arriva in un momento particolarmente delicato per gli equilibri mediorientali. Il confronto tra Arabia Saudita e Houthi si intreccia infatti con le tensioni che coinvolgono Iran, Stati Uniti e altri attori regionali.
La capacità dei ribelli yemeniti di colpire ripetutamente uno dei principali aeroporti sauditi solleva interrogativi sull’efficacia dei sistemi di difesa e sulla possibilità di proteggere infrastrutture civili particolarmente esposte.
Un’eventuale risposta militare americana potrebbe modificare ulteriormente gli equilibri del conflitto, alimentando il rischio di nuove rappresaglie e di un’estensione delle ostilità.
Sul piano umanitario, intanto, la popolazione dello Yemen continua a subire le conseguenze di anni di guerra, aggravate dalle nuove operazioni militari e dall’instabilità delle aree contese.
Il bombardamento dell’aeroporto di Riad non rappresenta dunque soltanto un grave attacco contro un’infrastruttura civile, ma un segnale della crescente fragilità degli equilibri regionali. Con dodici vittime accertate, centinaia di feriti e il traffico aereo sconvolto, l’Arabia Saudita si trova ora a dover conciliare la necessità di rafforzare la propria sicurezza con il rischio che una risposta militare su larga scala inneschi un’ulteriore spirale di violenza.
