Dopo 33 anni di carcere, Beniamino Zuncheddu è stato finalmente dichiarato libero e innocente dai giudici della Corte di Appello di Roma. L’ex allevatore era stato accusato di essere l’autore della strage di Sinnai, avvenuta l’8 gennaio 1991 in provincia di Cagliari, dove persero la vita tre pastori e un quarto rimase gravemente ferito.

La Corte di Appello, al termine del processo di revisione, ha revocato l’ergastolo, assolvendo Zuncheddu con la formula “per non avere commesso il fatto”. La sentenza è stata accolta con emozione in aula, soprattutto da coloro provenienti dalla Sardegna, molti dei quali erano presenti per sostenere l’ex allevatore. Zuncheddu, che era stato rilasciato il 25 novembre scorso dopo la sospensione della pena, ha dichiarato: “Per me è la fine di un incubo”.

La decisione della Corte si basa sulla ricostruzione del procuratore generale Francesco Piantoni, il quale ha messo in discussione la credibilità di Luigi Pinna, l’unico superstite della strage. Pinna, inizialmente testimone chiave che indicò Zuncheddu come il killer, ha poi ritrattato la sua testimonianza, dichiarando di aver ricevuto pressioni e manipolazioni da parte della polizia durante l’identificazione dei sospettati.

Il procuratore generale ha sottolineato che le menzogne di Pinna, durate 30 anni, sono state il fulcro della condanna di Zuncheddu. La sua testimonianza originale, che accusava Zuncheddu, era avvenuta dopo che Pinna aveva dichiarato di non poter riconoscere l’assassino poiché aveva il viso coperto da una calza.

Durante il processo di revisione, è emerso un colpo di scena quando Pinna ha testimoniato che, prima del riconoscimento dei sospettati, un agente di polizia gli aveva mostrato la foto di Zuncheddu e gli aveva detto che era il colpevole della strage. Pinna ha ammesso di aver sbagliato a dare credito a quella persona, aprendo la strada alla revisione del caso.

Il procuratore generale ha anche sottolineato che le indagini iniziali si erano concentrate su dissidi tra gli allevatori della zona, in particolare tra la famiglia Fadda e quella degli Zuncheddu. La strage, avvenuta in pochi minuti, aveva visto il killer arrivare su uno scooter, uccidendo tre persone e ferendone gravemente una. Zuncheddu, fermato pochi giorni dopo, ha vissuto un calvario giudiziario durato 33 anni, che ora giunge alla sua conclusione con la sua assoluzione.