Nuovi elementi emergono nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo il fallimento di un trapianto di cuore eseguito il 22 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli.
Secondo la perizia dei tre esperti nominati dal gip Mariano Sorrentino, l’utilizzo di un dispositivo di assistenza ventricolare meccanica, il Vad Berlin Heart Excor, avrebbe potuto prolungare in maniera significativa il periodo durante il quale il piccolo avrebbe mantenuto condizioni cliniche compatibili con un nuovo trapianto.
I periti spiegano che il mantenimento prolungato dell’Ecmo, la tecnica di circolazione extracorporea che sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni, oltre i tempi raccomandati dalla letteratura scientifica avrebbe progressivamente determinato complicanze sistemiche, fino a compromettere le condizioni del paziente e a renderlo non più candidabile a un secondo trapianto.
Il Vad, invece, avrebbe potuto garantire un supporto circolatorio più duraturo, preservando o ristabilendo la funzionalità degli organi e aumentando quindi il tempo a disposizione per attendere un nuovo cuore.
La questione assume particolare rilievo perché, secondo la relazione, il 17 febbraio 2026 era disponibile un organo ritenuto compatibile. In quella fase, tuttavia, le condizioni cliniche di Domenico avrebbero ormai compromesso la possibilità di procedere con il ritrapianto.
Gli esperti sostengono inoltre che, qualora il nuovo trapianto fosse stato effettuato, le possibilità di sopravvivenza del bambino a medio e lungo termine sarebbero state significative. La permanenza prolungata in Ecmo, invece, avrebbe inevitabilmente portato al decesso.
Alla luce delle conclusioni della perizia, l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, ha chiesto con maggiore forza una modifica dell’ipotesi di reato da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale.
Secondo il legale, la valutazione degli esperti confermerebbe che il ricorso tempestivo a un cuore artificiale avrebbe potuto mantenere Domenico nelle condizioni necessarie per affrontare un nuovo trapianto. Sarà ora la Procura a valutare le responsabilità individuali e le eventuali conseguenze sul piano penale.
