Le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, pronunciate al Senato durante il question time, riaccendono il dibattito sull’efficacia del braccialetto elettronico come strumento di protezione per le donne vittime di violenza. Il guardasigilli ha dichiarato che il dispositivo è spesso incompatibile con i tempi di intervento delle forze dell’ordine e che, nei momenti di pericolo, le vittime dovrebbero essere pronte a rifugiarsi in luoghi protetti come chiese o farmacie.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Familiari delle vittime, avvocati e associazioni per i diritti delle donne hanno criticato con forza le dichiarazioni di Nordio, accusandolo di “scaricabarile istituzionale” e di ignorare le reali esigenze delle donne in pericolo. Raffaella Marruocco, sorella di Concetta, uccisa dall’ex marito nonostante il braccialetto elettronico, ha commentato amaramente: “Mia sorella era in casa, e non era al sicuro. Non servono rifugi, servono misure efficaci e restrittive”.

Anche l’avvocato Ettore Censano, che ha seguito il caso di Celeste Palmieri, un’altra vittima uccisa nel Foggiano, ha sottolineato come il problema non sia il dispositivo in sé, ma l’insufficienza delle misure adottate: “Il marito di Celeste doveva essere custodito, non solo monitorato”.

Le associazioni femministe hanno espresso indignazione. Differenza Donna, per voce della presidente Elisa Ercoli, ha affermato che il braccialetto elettronico può essere utile solo se parte di un sistema efficiente, dotato di personale formato e di un reale monitoraggio. La responsabilità, secondo l’associazione, è dello Stato: “Non deve dire alle donne dove rifugiarsi, ma costruire una rete di protezione vera, con centri antiviolenza e case rifugio”.

Anche la politica si spacca. La ministra per le Pari Opportunità Eugenia Roccella ha cercato di rassicurare, ricordando che il nuovo disegno di legge sul femminicidio prevede misure più restrittive proprio per rafforzare la tutela delle vittime. Ha chiesto che la legge venga esaminata e approvata rapidamente in Parlamento. Ma dal PD e dal M5S piovono critiche: le parlamentari della Commissione contro il femminicidio definiscono le parole di Nordio “irresponsabili” e “vergognose”.

Il braccialetto elettronico è oggi utilizzato in Italia su oltre 13mila persone, di cui più di 5.800 per reati come stalking. Ma casi recenti di femminicidio, come quelli di Camelia Ion, Celeste Palmieri, Roua Nabi e Concetta Marruocco, mostrano i limiti di uno strumento che, se non gestito con rigore e supportato da una rete di protezione reale, non basta a salvare vite.