ROMA – La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Andrea Caroccia, ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver favorito il clan camorristico dei Senese.
La decisione della maggioranza ha provocato un duro scontro politico, con le opposizioni che accusano il centrodestra di ostacolare il lavoro della magistratura. Il prossimo passaggio è previsto il 30 luglio, quando la questione sarà sottoposta al voto dell’Aula della Camera.
Particolarmente accesa la protesta del Movimento 5 Stelle al Senato, dove alcuni parlamentari hanno occupato i banchi del Governo esponendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”. La tensione è rapidamente salita, dando vita a un acceso confronto con i senatori di Fratelli d’Italia. Durante il parapiglia si sono verificati anche momenti di forte nervosismo, con il coinvolgimento di alcuni parlamentari e piccoli incidenti che hanno interessato il senatore questore Gaetano Nastri e il senatore Raoul Russo.
Sul fronte politico, il leader del M5S Giuseppe Conte ha definito “vergognosa” la decisione della Giunta, chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di rivedere la posizione della maggioranza. Anche Chiara Appendino, attraverso i social, ha attaccato duramente il Governo, mentre esponenti di Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva hanno criticato il diniego, sostenendo che, se le conversazioni non contenessero elementi rilevanti, non vi sarebbe motivo di impedirne l’acquisizione da parte della magistratura.
Dal fronte della maggioranza non sono arrivati commenti ufficiali da Palazzo Chigi. Fratelli d’Italia ha invece puntato il dito contro le modalità della protesta del Movimento 5 Stelle, giudicando inaccettabile l’occupazione dei banchi del Governo e le dichiarazioni di alcuni esponenti dell’opposizione.
La vicenda resta al centro del confronto politico e istituzionale, in attesa del voto dell’Aula di Montecitorio che dovrà esprimersi definitivamente sulla richiesta avanzata dalla Procura di Roma.










