Chiara Ferragni avrebbe avuto un «ruolo preminente» nelle campagne commerciali del Pandoro Pink Christmas di Balocco e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi, al centro dell’inchiesta sulla presunta pubblicità ingannevole legata a iniziative benefiche. Lo hanno sostenuto i pm Eugenio Fusco e Cristian Barilli nel processo in rito abbreviato davanti al giudice della terza penale di Milano, chiedendo per l’imprenditrice digitale una condanna a 1 anno e 8 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale né attenuanti.
Secondo la Procura, Ferragni e l’allora suo collaboratore Fabio Damato — per cui è stata chiesta la stessa pena — avrebbero gestito in modo determinante la comunicazione commerciale, facendo leva sulla fiducia dei 30 milioni di follower e mantenendo «l’ultima parola» sia nella definizione degli accordi con le aziende sia nelle risposte da fornire ai consumatori. Per il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo, è stata chiesta una pena più lieve di un anno, con attenuanti.
L’accusa ha ricostruito come, tra il 2021 e il 2022, la vendita dei prodotti avrebbe generato presunti profitti indebiti per circa 2,2 milioni di euro, poiché il prezzo non includeva la quota benefica pubblicizzata. L’inchiesta sarebbe esplosa dopo le prime domande poste online dalla giornalista Selvaggia Lucarelli, di fronte alle quali le aziende — secondo i pm — avrebbero evitato risposte chiare.
Ferragni, presente in aula e visibilmente emozionata, ha letto dichiarazioni spontanee sostenendo di aver sempre agito «in buona fede» e negando ogni intento di lucro. L’influencer ha già chiuso la parte amministrativa della vicenda con donazioni per 3,4 milioni di euro, ma per la Procura ciò non basta a riconoscere attenuanti.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, interverrà nell’udienza del 19 dicembre: «Dimostreremo l’innocenza di Chiara», ha dichiarato Iannaccone. La sentenza è attesa per metà gennaio.
Il legale della parte civile, la “Casa del Consumatore”, ha insistito sull’aggravante della “minorata difesa” degli utenti online, sostenendo che i follower tendono a fidarsi degli influencer e a compiere acquisti basandosi sui loro inviti. Una tesi condivisa dalla Procura, che collega l’aggravante sia alla grande diffusione dei prodotti nella distribuzione sia al messaggio promozionale: «Fai non un buon Natale, ma un Natale buono».
Ferragni ha ricordato in aula il suo impegno pluriennale nella beneficenza — dalla raccolta fondi per la terapia intensiva del San Raffaele durante il Covid alla sensibilizzazione sulla violenza contro le donne — ribadendo di aver sempre operato con trasparenza.










