Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha escluso qualsiasi coinvolgimento del Ministero e della Polizia penitenziaria nella vicenda dello spyware Paragon, utilizzato per sorvegliare giornalisti e attivisti. Durante il question time alla Camera, il Guardasigilli ha ribadito che nessun contratto è mai stato stipulato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) con società private e che le intercettazioni avvengono esclusivamente su autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
Le dichiarazioni di Nordio puntano a chiudere la polemica scatenata dall’opposizione, che insiste nel chiedere trasparenza. La leader del PD, Elly Schlein, ha accusato il governo di non aver chiarito chi abbia utilizzato lo spyware e per quale motivo. Anche Matteo Renzi (Italia Viva) ha annunciato la richiesta di accesso agli atti sulle spese per intercettazioni di tutte le Procure.
Intanto, l’attivista Luca Casarini ha rivelato che un attacco informatico sofisticato ai suoi account sarebbe avvenuto già nel febbraio 2024, mesi prima della scoperta dello spyware Paragon. Questo dato emerge da un’analisi del team di ricerca The Citizen Lab dell’Università di Toronto.
Il caso ha suscitato anche l’attenzione della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dell’Ordine dei Giornalisti, che hanno presentato una denuncia contro ignoti alla Procura di Roma. “La libertà di stampa è garantita dalla Costituzione e va tutelata”, ha dichiarato la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante.
La vicenda resta aperta, con l’opposizione che chiede chiarezza e il governo che mantiene il riserbo sugli aspetti classificati, rinviando ogni ulteriore discussione alla sede del Copasir.










