Dopo diversi giorni di rinvii, il Consiglio di sicurezza dell’ONU è finalmente riuscito a far passare un testo sulla guerra a Gaza, nonostante l’astensione degli Stati Uniti e della Russia. La risoluzione, la seconda in oltre due mesi di conflitto, ha suscitato attenzione per non includere la richiesta di una tregua immediata.

Il testo chiede misure “urgenti” per garantire “un accesso immediato, sicuro e senza ostacoli di aiuti umanitari” nella Striscia di Gaza e per “creare le condizioni per una cessazione sostenibile delle ostilità” in un futuro non specificato. Inizialmente, la bozza prevedeva l'”urgente sospensione delle ostilità”, ma questa formulazione è stata modificata nel tentativo di evitare un possibile veto degli Stati Uniti.

Non è chiaro cosa abbia portato a questa modifica dell’ultima bozza, ma il voto previsto giovedì sera è stato rimandato all’ultimo minuto con una nota di rammarico da parte dell’ambasciatrice americana, Linda Thomas-Greenfield. La versione finale della risoluzione, che non menziona una condanna esplicita dell’attacco di Hamas dell’7 ottobre, ha deluso gli Stati Uniti.

L’ambasciatore palestinese all’ONU, Riyad Mansour, ha dichiarato che la risoluzione è un passo nella giusta direzione per gli aiuti umanitari ma ha sottolineato che un cessate il fuoco è essenziale per fermare il genocidio. Tuttavia, Israele ha affermato che il Consiglio mantiene l’autorità di monitorare gli aiuti in entrata a Gaza.

Mentre la comunità internazionale cerca di mediare, i colloqui tra Israele e Hamas, facilitati da Egitto e Qatar, sembrano non progredire. Israele continua i bombardamenti su Gaza, e recenti notizie riportano la morte di tre persone, tra cui due minori, in un’esplosione di un’auto.

La situazione rimane complessa, con Hamas che definisce la risoluzione insufficiente e accusa gli Stati Uniti di averla svuotata del suo significato. Nel frattempo, Israele continua a condurre attacchi, mentre gli sforzi diplomatici tentano di ridurre le tensioni al confine nord con il Libano per evitare ulteriori allargamenti del conflitto.