Il governo italiano torna a riflettere sulla possibilità di uno scostamento di bilancio in un contesto economico incerto e segnato dalle tensioni internazionali. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ribadisce che eventuali decisioni saranno prese “nell’interesse degli italiani e dell’economia”, mentre da Bruxelles arriva un chiaro richiamo al rispetto delle regole comuni.

La Commissione europea esclude qualsiasi ipotesi di uscita unilaterale dal Patto di stabilità, ricordando che le norme fiscali sono vincolanti per tutti gli Stati membri. Anche il commissario Valdis Dombrovskis sottolinea che non esistono le condizioni per sospendere il Patto, escludendo uno scenario di grave recessione e precisando che l’Italia non ha avanzato richieste ufficiali di deroga.

Nonostante ciò, Giorgetti insiste sulla necessità di utilizzare gli strumenti di flessibilità previsti: dall’articolo 25, la clausola generale, fino all’articolo 26, già adottato da diversi Paesi per le spese legate alla difesa. La decisione finale, tuttavia, spetterà al Parlamento.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni mantiene una posizione attendista: nessuna opzione è esclusa, ma molto dipenderà dall’evoluzione del dibattito europeo. Intanto il governo valuta l’utilizzo di margini già autorizzati per la difesa e prepara nuove misure, tra cui una proroga – probabilmente più breve – del taglio delle accise, con particolare attenzione al gasolio.

Il quadro economico resta fragile. Banca d’Italia parla di “elevata incertezza” e invita a monitorare con attenzione la spesa pubblica, suggerendo interventi mirati e temporanei soprattutto sul fronte energetico. Indicazioni simili arrivano anche dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che raccomanda aiuti selettivi per le famiglie più vulnerabili.

Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, nei primi mesi dell’anno la crescita mostra segnali meno favorevoli rispetto alla fine del 2025, mentre l’inflazione – alimentata anche dal contesto internazionale – continua a pesare sul potere d’acquisto.

Il tema del deficit resta centrale: il livello raggiunto ha impedito all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura europea. La Corte dei Conti attribuisce il peggioramento soprattutto alla bassa crescita economica, più che agli effetti del Superbonus, e richiama alla necessità di una gestione rigorosa delle risorse.

In questo contesto, la priorità indicata dal governo è trovare un equilibrio tra disciplina fiscale, sostegno alla crescita e protezione di famiglie e imprese. Ma con margini di bilancio sempre più stretti, le scelte future si preannunciano complesse e politicamente delicate.