inigorttafgerrataParla il dr. Michele Di Paolo, direttore sanitario della Casa di Cura INI Grottaferrata

di Paolo Dordit

Onore alla eroica sanità pubblica, che si sta sacrificando per arginare l’offensiva del Coronavirus che sta mettendo in ginocchio il Paese. La pandemia  sta travolgendo in Italia le difese di una delle sanità più efficiente del paese, ci si aspetta che l’onda lunga del coronavirus scenda al centro sud e il Governo vara misure eccezionali. Nel Lazio, lo dice il direttore sanitario dello Spallanzani, il fenomeno sembra andare in controtendenza, ma è presto per tirare le somme. Siamo tutti con il fiato sospeso. Ma  esistono anche altri protagonisti di questa battaglia ai quali è negato – tranne che in rare eccezioni – il palcoscenico e che della situazione sopportano comunque tutti gli aspetti negativi.  Parliamo della sanità privata accreditata, che in Lombardia e Lazio ha i suoi punti di forza nel nostro paese ma che soprattutto nel centro sud è tenuta ai margini della partita. Si tratta di scelte strategiche, organizzative e politiche sulle quali discutere in questo momento è inutile e sotto silenzio è passata una forte presa di posizione dell’AIOP nazionale, la più forte organizzazione datoriale della categoria  e di alcune organizzazioni regionali.  Il problema c’è ed è inutile nasconderselo.  Gli utenti delle strutture private sono esposti al contagio quanto gli altri cittadini, sono portati ad avere come punto di riferimento cliniche e case di cura ma la centralizzazione della strategia scelta dalle autorità regionali per contrastare il coronavirus impedisce di fatto alle medesime di fare il proprio lavoro fino in fondo. Basti l’esempio della impossibilità di fare i tamponi ai sospetti positivi. Ne parliamo con il dr. Michele Di Paolo, direttore sanitario della Casa di Cura Ini Grottaferrata, un centro sanitario nevralgico per il territorio dei Castelli romani

Direttore, facciamo il punto della situazione. E’ vero che voi siete tagliati fuori dalla strategia anti-virus, che siete abbandonati a voi stessi, che subite tutti gli effetti negativi della crisi senz potervi difendere?

 

“Le strutture sanitarie, tutte, proprio per la loro vocazione  e mission, devono poter  curare le persone malate e assicurare un servizio di diagnosi, cura  e assistenza, sono luoghi nei quali i comportamenti virtuosi dei singoli e le risorse umane, tecnologiche e logistiche richiedono particolare attenzione da parte di operatori e cittadini per contrastare la propagazione del virus e impegno da parte delle istituzioni per assicurare alle strutture medesime i mezzi necessari per fare ciò che ogni organizzazione sanitaria deve fare: Salvaguardia degli operatori direttamente coinvolti nella cura dei malati proprio per dare continuità assistenziale, garanzia di disponibilità e approvvigionamento dei materiali utili alla cura dei malati e salvaguardia degli stessi e degli operatori (dispositivi di protezione individuale: mascherine).  Non possiamo dire che in questo momento particolari tali condizioni siano soddisfatte

Fin qui siete stati utili al Serviizio Sanitario Nazionale, togliendo diverse castagne dal fuoco…

La Sanità privata accreditata è inserita  a pieno titolo nella gestione clinica dei p malati rappresentando un percentuale molto significativa del numero totale dei ricoverati, preziosa sia per ridurre il fenomeno del congestionamento dei Pronto Soccorso causata dalla carenza di posti letto delle strutture pubbliche sia per soddisfare specifiche richieste dei cittadini malati. Ogni struttura sanitaria privata accreditata per poter fare questo è sottoposta ad attenti controlli da parte degli Organi competenti regionali sul rispetto dei requisiti previsti dalla normativa: se non fossero in regola certamente sarebbe loro impedito di operare

Ma in queste drammatiche circostanze siete tagliati fuori, in una interpretazione benevola si potrebbe dire che vi tengono di riserva…

A fronte della capacità assistenziale  e della complessiva offerta sanitaria della Casa di Cura INI che io dirigo, in occasione di questa pandemia osserviamo una scarsissima attenzione da parte degli organismi che dovrebbero garantire a tutte le strutture sanitarie, pubbliche o private accreditate che siano, equità di accesso alla acquisizione delle risorse necessarie a fornire ai cittadini i servizi di diagnosi e cura e di quelle necessarie a tutelare al massimo livello possibile gli operatori sanitari e di supporto grazie ai quali sono possibili le cure, e delle persone che a qualsiasi titolo legittimo accedono alla  Casa di Cura.

In parole povere ci sono dei paletti, nelle diverse ordinanze regionali, che limitano la vostra possibilità di intervento? 

Pur con le difficoltà incontrate garantiamo sempre la tutela e la sicurezza di ognuno attraverso interventi sulla organizzazione del lavoro, massimo utilizzo dei dispositivi di protezione disponibili, regolamentazionedegli accessi delle persone indagine epidemiologica utile alla individuazione precoce di occasioni pregresse di contagio. Ma ovviamente utile sarebbe anche la possibilità di eseguire test agli operatori e pazienti allo scopo di individuare persone con contagio ma senza ancora malattia al fine di contribuire concretamente alla riduzione del rischio di diffusione.

Ciò che non vi è consentito, par di capireNonostante le gravi difficoltà, l’attività di diagnosi e cura è sempre mantenuta all’interno dei parametri definiti dalle frequenti disposizioni emanate dai competenti organismi nazionali e regionali. Certo è che una migliore fruibilità di D.P.I. (Dispositivi di Protezione Individuale)  adeguati alle necessità attuali e una maggiore libertà decisionale nella esecuzione di procedure diagnostiche precoci ad operatori o pazienti aiuterebbe non poco a raggiungere l’obiettivo generale di contrastare la diffusione e di far lavorare gli operatori sanitari ( i veri eroi in questa epidemia) con maggiore serenità per loro e per le loro famiglie.

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