L’Italia continua le operazioni di rientro dei propri cittadini dalle aree coinvolte nella crisi in Medio Oriente, mentre sul piano diplomatico prosegue il lavoro per favorire una riduzione delle tensioni. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto il punto della situazione alla Farnesina dopo una riunione con ambasciatori e consoli dei Paesi interessati dal conflitto.

Dall’inizio dell’emergenza sono già più di 20.000 i connazionali rimpatriati, grazie a un ponte aereo organizzato in collaborazione con le autorità locali. I voli continuano a partire in particolare da Abu Dhabi, Dubai e Muscat, mentre la situazione per gli italiani che vogliono rientrare sta gradualmente migliorando.

Il ministro ha spiegato che sono in corso operazioni anche in Israele, con l’obiettivo di consentire la partenza di tutti i cittadini italiani che intendono lasciare il Paese, anche utilizzando collegamenti via Egitto. Restano ancora alcune migliaia di italiani alle Maldive, ma nuovi voli stanno permettendo un rientro progressivo. Per facilitare le operazioni sono stati inviati sul posto funzionari del ministero, oltre a carabinieri e finanzieri per garantire assistenza e sicurezza.

Le operazioni non riguardano solo il Medio Oriente. Il ministero degli Esteri sta lavorando anche per il rientro di italiani da Nepal, Thailandia, India e Sri Lanka, dove sono state attivate procedure straordinarie per agevolare le partenze.

Dal Iraq, invece, è stato evacuato quasi tutto il personale civile italiano, compresi i dipendenti dell’ENI, trasferiti attraverso Kuwait e Arabia Saudita. È stato inoltre ridotto il contingente militare italiano presente nell’area, mentre una piccola unità dei carabinieri resta a supporto dell’ambasciata a Riad.

Parallelamente alle operazioni di evacuazione, Roma è impegnata in contatti diplomatici con Stati Uniti, Israele e Paesi della regione per favorire una de-escalation. Tajani ha riferito di colloqui con il segretario di Stato americano e con il ministro degli Esteri israeliano, sottolineando però che le decisioni dei principali attori coinvolti non sembrano orientate a una rapida fine delle operazioni militari.

Un ruolo di mediazione viene svolto in particolare dall’Oman, che negli ultimi giorni ha tentato di favorire il dialogo con l’Iran, ma secondo il ministro le prospettive di una soluzione a breve restano limitate.

Preoccupazione anche per la situazione nello Stretto di Hormuz, che non è formalmente chiuso ma risulta di fatto difficilmente navigabile. Secondo Tajani, questa situazione potrebbe avere conseguenze pesanti sull’economia mondiale, soprattutto per l’energia e i trasporti marittimi.

Sul fronte libanese, l’Italia sta lavorando insieme ai partner europei per ottenere la cessazione delle ostilità nell’area dove operano i contingenti della missione ONU Unifil. L’obiettivo è evitare che gli scontri tra Israele e Hezbollah mettano a rischio i militari internazionali e provochino un ulteriore allargamento del conflitto.

La Farnesina, ha concluso il ministro, continuerà a lavorare su due fronti: garantire la sicurezza degli italiani all’estero e sostenere ogni iniziativa diplomatica utile a fermare l’escalation.