Sono scattate alla mezzanotte (le sei del mattino in Italia) i nuovi dazi reciproci tra Stati Uniti e Unione Europea, ma resta ancora aperto uno spiraglio per un accordo in extremis. Lo ha confermato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, sottolineando che “i leader stranieri stanno telefonando a Trump” per scongiurare l’entrata in vigore delle tariffe.

Il testo dell’intesa, nato in Scozia durante un incontro tra Ursula von der Leyen e Donald Trump, è ancora incompleto. Manca l’approvazione formale, e le versioni dell’accordo restano contrastanti. Al momento, la Casa Bianca si prepara ad applicare una tariffa base del 15% su gran parte dei prodotti europei, compresi vino, champagne, whisky e liquori. Il rischio più pesante è rappresentato da tariffe al 30% per i Paesi che non avranno siglato accordi entro il primo agosto.

Alcuni Paesi hanno già messo al sicuro le proprie relazioni con Washington: tra questi, Regno Unito, Giappone, Vietnam, Filippine, Indonesia, Corea del Sud, Cambogia e Thailandia. Il Messico ha ottenuto una proroga di 90 giorni per evitare dazi fino al 50% su acciaio, alluminio e rame.

A Bruxelles si lavora per definire una dichiarazione congiunta non vincolante che accompagni l’accordo, supportata da promesse di investimenti Ue per 1,3 miliardi di dollari nei settori dell’energia e dell’industria. Tuttavia, la Commissione Europea, sostenuta da Italia e Francia, chiede deroghe per il comparto agroalimentare, finora escluse. Resta alta la tensione anche su acciaio e alluminio, soggetti a dazi del 50%, e su settori strategici come microchip e farmaci.

Sul fronte digitale, Bruxelles sembra aver fatto marcia indietro sull’ipotesi di tassare le Big Tech statunitensi, rinunciando – almeno per ora – alla web tax, nel tentativo di facilitare l’accordo. Una scelta che però ha suscitato dure critiche interne, con il Parlamento europeo già in fermento.

La Commissione Ue ha annunciato che dal 4 agosto sospenderà per sei mesi i contro-dazi da 93 miliardi di euro previsti sui beni americani, ma resta la cautela. Il presidente francese Macron ha avvertito che “con l’America non è finita qui”. Anche la presidente von der Leyen è nel mirino: a settembre dovrà affrontare l’Europarlamento, dove la sinistra radicale francese ha lanciato una nuova mozione di censura, accusandola di aver ceduto troppo a Trump. Per lei, sarebbe la seconda in pochi mesi.