Si accende il confronto tra Stati Uniti ed Europa sulle politiche industriali nel settore della difesa. L’amministrazione di Donald Trump ha espresso una netta contrarietà alle iniziative dell’Unione Europea volte a favorire l’acquisto di armamenti prodotti nel continente, avvertendo che eventuali restrizioni per le aziende americane potrebbero portare a misure di ritorsione.

Washington ha criticato l’ipotesi di rafforzare la clausola “Buy European” nell’ambito della revisione della direttiva sugli appalti della difesa, prevista nei prossimi mesi dalla Commissione Europea. Secondo gli Stati Uniti, politiche considerate protezionistiche rischierebbero di escludere l’industria americana dal mercato europeo, nonostante le aziende del Vecchio Continente continuino a beneficiare dell’accesso al mercato statunitense. Il Pentagono ha inoltre avvertito che una preferenza nazionale europea potrebbe indebolire l’interoperabilità e la prontezza operativa della NATO.

Il dibattito si inserisce in un contesto di crescente spinta europea verso l’autonomia strategica. Attualmente, tra il 50% e il 60% degli acquisti militari dei Paesi Ue è destinato a fornitori statunitensi. Per diversi governi, rafforzare l’industria della difesa interna significa non solo aumentare la capacità militare, ma anche generare occupazione e sviluppo tecnologico.

La questione divide però gli stessi Stati membri. La revisione normativa, sostenuta in particolare dalla Francia, resta oggetto di confronto e non è ancora chiaro se conterrà obblighi vincolanti a favore dei produttori europei. Anche il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha invitato a evitare “barriere artificiali” che possano indebolire la cooperazione industriale transatlantica.

Nel frattempo, i principali Paesi europei stanno cercando di rafforzare la cooperazione militare. Durante una riunione a Cracovia, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha proposto iniziative comuni come una flotta condivisa di aerei cisterna o nuove forme di integrazione operativa e di intelligence, segnali di un graduale avvicinamento verso una maggiore autonomia, pur lontana dall’idea di un vero esercito europeo.

Il tema è entrato anche nel dibattito politico italiano. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sostenuto la necessità di rafforzare l’industria europea della difesa, criticando la posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ritenuta troppo favorevole all’acquisto di sistemi militari statunitensi.

Tra esigenze di autonomia strategica e timori di frizioni con Washington, il dossier sulla difesa si conferma uno dei più delicati per il futuro delle relazioni transatlantiche e per il ruolo dell’Europa nello scenario internazionale.