Nel pomeriggio segnato dai primi exit poll sul referendum sulla giustizia, è arrivata a sorpresa la notizia delle dimissioni di Cesare Parodi dalla guida dell’Associazione nazionale magistrati. Il presidente dell’Anm ha lasciato l’incarico con largo anticipo rispetto alla scadenza del mandato, poco più di un anno dopo la sua elezione, motivando la decisione con ragioni personali.
L’uscita di scena è stata comunicata proprio mentre televisioni e siti diffondevano i primi dati sul voto, ma la scelta — secondo quanto spiegato dallo stesso Parodi — era stata presa già nei giorni precedenti e resa pubblica solo a urne chiuse per evitare qualsiasi collegamento con l’esito del referendum.
Parodi, procuratore ad Alessandria e figura centrale nello scontro tra magistratura e governo sulla riforma della giustizia, ha spiegato di essere stato costretto a lasciare per seri problemi familiari. Negli ultimi mesi il presidente dell’Anm era stato esposto in prima linea nella battaglia del sindacato delle toghe contro la riforma promossa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, finendo spesso al centro del confronto politico e mediatico.
La decisione, maturata già da alcuni giorni, è stata comunicata al Comitato direttivo centrale dell’associazione, sorprendendo molti colleghi anche per i tempi scelti. Un primo annuncio informale era atteso dopo il referendum, mentre la formalizzazione ufficiale delle dimissioni è prevista per la riunione del 28 marzo.
Fonti interne all’Anm hanno escluso che la scelta abbia motivazioni politiche, nonostante la coincidenza con la vittoria del No alla riforma. Proprio mentre si consolidava l’esito del voto, la giunta esecutiva del sindacato si è riunita senza la presenza di Parodi, che ha comunque confermato la sua decisione con una comunicazione telefonica ai vertici dell’associazione.
In una nota diffusa poco dopo, la corrente di Magistratura indipendente — di cui lo stesso Parodi fa parte — ha ringraziato il presidente uscente per il lavoro svolto e ha parlato dell’apertura di «una fase di rinnovata responsabilità», sottolineando la volontà di continuare a contribuire al confronto sulle riforme della giustizia.
Le dimissioni lasciano ora aperti diversi interrogativi sulla guida dell’Anm. Dopo la vittoria del No al referendum, non è scontato che l’intero direttivo si dimetta, come qualcuno aveva ipotizzato nei mesi scorsi.
Il vice presidente Marcello De Chiara e il segretario generale Rocco Maruotti restano al momento in carica, mentre il Comitato direttivo centrale dovrà decidere se limitarsi a nominare un nuovo presidente oppure procedere al rinnovo completo della giunta.
Una prima risposta è attesa proprio nella riunione del 28 marzo, quando le dimissioni di Parodi diventeranno ufficiali e si aprirà una nuova fase per l’Associazione nazionale magistrati, dopo mesi di scontro con il governo sulla riforma della giustizia.










