Mario Draghi torna a parlare del futuro dell’Europa e lancia un nuovo appello – questa volta da Oviedo, dove ha ricevuto il Premio Princesa de Asturias per la Cooperazione Internazionale. L’ex presidente della Banca Centrale Europea ha invitato l’Unione a dotarsi di un “federalismo pragmatico”, l’unica via per affrontare un mondo in rapido cambiamento e per superare la paralisi decisionale che ne frena la capacità di risposta.

“Il mondo è cambiato, l’Europa fatica a reagire”. Secondo Draghi, “quasi ogni principio su cui si fonda l’Ue è oggi sotto attacco”. L’Europa – ha spiegato – si trova in un contesto segnato da guerre, crisi energetiche, protezionismo e ritorno della forza militare come strumento di potere. “Abbiamo costruito la nostra prosperità sull’apertura e sul multilateralismo, ma ora affrontiamo azioni unilaterali. Abbiamo creduto nella diplomazia come garanzia di sicurezza, ma oggi assistiamo al ritorno della potenza militare”, ha ammonito.

Riprendendo i temi del suo Rapporto sulla Competitività per la Commissione europea, Draghi ha ribadito che l’Unione deve saper agire anche senza unanimità, superando di fatto – se non formalmente – i limiti imposti dai trattati. La sua proposta è quella di un federalismo “flessibile”, basato su “coalizioni di volenterosi” che procedano insieme su temi strategici come difesa, energia, innovazione e sicurezza economica.

“Non è necessario che tutti i Paesi si muovano allo stesso ritmo – ha spiegato – ma è indispensabile che l’Europa torni a essere capace di decidere e di agire rapidamente”.

Le parole di Draghi arrivano in un momento di forte disaccordo tra i Ventisette. L’ultimo Consiglio europeo ha mostrato nuove crepe: decisioni sull’Ucraina approvate solo a 26 (senza l’Ungheria), divergenze sull’uso degli asset russi per i fondi di ricostruzione, e incertezze sul rapporto tra competitività e Green Deal. Un vertice straordinario sul tema è stato convocato per il 12 febbraio, con la partecipazione dello stesso Draghi e di Enrico Letta, autore del rapporto sul mercato unico.

Nel suo intervento, l’ex premier ha ricordato come l’Europa sia sempre riuscita a reagire alle crisi — dal debito sovrano alla pandemia — ma ha avvertito che la sfida attuale è “più complessa e strutturale”. “Oggi la prospettiva per l’Europa è tra le più difficili che io ricordi”, ha detto.

Draghi ha concluso con una domanda che suona come un avvertimento ai leader europei:

“Quanto grave deve diventare una crisi affinché i nostri leader uniscano le forze e trovino la volontà politica di agire?” Un interrogativo che riassume il senso del suo messaggio: senza un salto di qualità nell’integrazione e nella governance, l’Europa rischia di restare spettatrice del nuovo ordine mondiale.