Fermare l’impennata dei contagi, vaccinare oltre 500mila persone al giorno, approvare la prossima settimana 32 miliardi di aiuti «corposi e immediati» per famiglie e aziende, poi a inizio aprile chiedere l’autorizzazione a fare altro deficit, per un cifra che potrebbe andare dai 10 ai 20 miliardi, per dar fiato all’economia. Ecco i tre fronti su cui Mario Draghi conduce la sua battaglia per uscire dall’emergenza. Li illustra, con volto disteso per infondere «fiducia e forza», dalla trincea dell’enorme tensostruttura che ospita l’hub vaccinale allestito nell’aeroporto di Fiumicino: «Qui si capisce che ne usciremo», dice. Lo fa dopo aver dato il via libera a un decreto legge che irrigidisce le misure anti contagio, porta metà Paese in zona rossa, ‘chiude la Pasqua. Serve ancora «infinita pazienza» e tenuta psicologica per evitare un lockdown ancor più drastico. Ma, assicura, la «speranza di uscita» dall’emergenza c’è. Risiede nel «cambio di passo» sui vaccini che arrivano sempre più numerosi e continueranno ad arrivare, anche se l’Ema fermerà Astrazeneca. La novità è la firma del primo contratto per la produzione in Italia. Aspettate il vostro turno e vi vaccinerete tutti, è il messaggio ai cittadini. Bisogna «fare di tutto» per non riportare le lancette indietro a un anno fa. Ecco perché in Cdm Draghi tiene la linea dura sulle misure anti-contagio. Lo fa per la soddisfazione di chi, come il ministro della Salute Roberto Speranza, non si stanca di segnalare quanto siano allarmanti i dati che segnano 150mila nuovi contagi in una settimana e un’impennata di 600 nuovi ricoveri in terapia intensiva: sono numeri che, riconosce il presidente del Consiglio, «impongono massima cautela». In Consiglio dei ministri l’aria è tesa: Giancarlo Giorgetti per la prima volta interviene con durezza per criticare la scelta di bloccare le visite a parenti e amici in zona rossa e permettere un’uscita al giorno per Pasqua. La Lega vorrebbe evitare di chiudere di più, chiede con Massimo Garavaglia di iniziare a programmare le riaperture. Da Fi anche Mara Carfagna, con cui avrebbe concordato la ministra Marta Cartabia, chiede di dare «conforto sociale» agli italiani dopo un anno stremante e offrire spiragli di socialità in zona rossa. I toni si alzano ma Draghi e la maggior parte dei suoi ministri concordano che non è il momento di riaprire: si rischia di vanificare proprio la campagna di vaccinazione, sono i dati scientifici sui contagi a imporre misure «proporzionate». Si può però già preparare la ripartenza, spiega, con nuovi protocolli per le attività produttive, nell’attesa di capire se dal 6 aprile si potrà iniziare ad aprire di più i ristoranti, ma anche cinema e palestre o se la curva ancora non lo permetterà. Il premier però dà un segnale, accogliendo la proposta delle ministre Elena Bonetti e Maria Stella Gelmini di stanziare da subito 290 milioni per congedi parentali dal primo gennaio al 30 giugno e bonus baby sitter per autonomi, medici e forze dell’ordine. Basta? Bisogna fare di più – chiede dal Pd Andrea Orlando – per i lavoratori dei servizi essenziali, come le cassiere dei supermercati o i conducenti di autobus che hanno tenuto l’Italia aperta nel lockdown: gli si dia priorità anche nel piano vaccini. Draghi ascolta e annota: approfondirà in vista del decreto Sostegni da 32 miliardi, che porterà la prossima settimana in Cdm. Le misure, spiega, andranno dal prolungamento della cig al finanziamento di strumenti di contrasto alla povertà per sostenere «i nuovi poveri», fino a contributi «più semplici e immediati» per autonomi e partite Iva. Le nuove chiusure però impongono di fare di più: «Non basta», afferma il premier. E annuncia la richiesta di un nuovo scostamento di bilancio al Parlamento, in occasione della presentazione del Documento di economia e finanza. L’importo non è ancora definito ma secondo i più prudenti sarebbe tra gli 8 e i 10 miliardi, portando il totale a 40, mentre secondo altre fonti potrebbe arrivare anche a 20 nuovi miliardi in deficit. Ultimo, ma primo per importanza, il dossier vaccini. Il premier nel visitare le cabine per le vaccinazioni dell’hub di Fiumicino accompagnato dai responsabili del piano Franco Paolo Figliuolo e Fabrizio Curcio ringrazia i volontari della Croce Rossa, i medici, gli infermieri. Si sofferma sulla grande paura per Astrazeneca, spiegando che l’Aifa ha bloccato un lotto di vaccini ma non c’è evidenza di connessione con i casi di trombosi. «L’Ema sta esaminando i casi sospetti ma consiglia di continuare a vaccinare. Qualunque sia la decisione finale, posso assicurarvi che la campagna vaccinale proseguirà con rinnovata intensità», dichiara. Poi si concede una battuta sugli inglesismi in voga, «chissà perché», nella lingua italiana come «smart working» e «baby sitting». Per concludere con un messaggio di speranza proprio sui vaccini: «Il ritmo giornaliero attuale è di circa 170.000 somministrazioni al giorno. L’obiettivo è triplicarlo presto. Abbiamo già ricevuto 7,9 milioni di dosi, ma contiamo su una forte accelerazione» anche per l’arrivo di Johnson & Johnson. In Europa si continuerà a bloccare le esportazioni di chi non rispetta i contratti e l’Italia inizierà a produrre sul proprio territorio. «Per questo cambio di passo, avremo bisogno dell’aiuto di molti», è l’appello finale. «Aderite numerosi alla vaccinazione, aspettando il vostro turno come Mattarella. Le difficoltà ci sono ma questo governo vi accompagnerà con la stessa intensità mostrata nel suo primo mese di lavoro».