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Si infiamma la campagna elettorale sulle misure contro il caro energia alle ingerenze russe.
Al Mef si sta studiando un nuovo intervento contro il caro-bollette a tutela di famiglie e imprese, ma solo fra lunedì e martedì si capiranno quali saranno i margini di azione. La ragioneria di Stato dovrà esprimersi sulle risorse a disposizione e soltanto allora sarà più chiaro come poter proseguire con un nuovo provvedimento che sarà più facilmente un emendamento al dl aiuti bis (le commissioni in Senato devono finire l’esame entro il 4 settembre) anziché un nuovo decreto. Fra le ipotesi che circolano al momento, l’azzeramento degli oneri di sistema di luce e gas, nonché un intervento sulla Cig. Per la proroga degli sconti sui carburanti potrebbe bastare anche un decreto ministeriale. Ma i partiti incalzano per interventi  più onerosi. Il leader del M5S Giuseppe Conte insiste sullo scostamento perché “si è perso già troppo tempo”. “Con quale credibilità chi 37 giorni fa ha fatto cadere il Governo Draghi pretende oggi dallo stesso governo misure per la crisi energetica?” – scrive su Twitter Enrico Letta, riferendosi anche a Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, e suscitando la dura reazione del leader del M5s, che scrive in un tweet: “Mentre noi incalzavamo Draghi forse tu eri distratto tra furia bellicista per il conflitto in Ucraina, armi e inceneritori da piazzare nei decreti”. Per il leader della Lega, Matteo Salvini con il gas che vola si “rischiano i razionamenti. La Lega – ha dichiarato- è pronta a votare le misure. Servono decine di miliardi per famiglie e imprese”. Ed anche il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi interviene”: Il governo sta predisponendo un decreto”. Carlo Calenda di Azione annuncia con Matteo Renzi una mobilitazione a favore delle infrastrutture energetiche, ma continua a cadere nel vuoto la sua proposta rilanciata per “un time out e un confronto tra i partiti”.  Per il leader del Pd, Letta “la Russia è definitivamente parte di questa campagna elettorale” e su questo tema “la destra italiana è drammaticamente ambigua”. Duro soprattutto lo scontro fra la leader di Fdi Giorgia Meloni e Luigi Di Maio. di Impegno civico. Alla leader di FdI che lo ha accusato di essere “indegno” perché “scredita e rende debole la propria nazione agli occhi degli Stati esteri”, il ministro degli Esteri replica con un video sui social: “Cara Giorgia, mi rivolgi degli insulti perché ho osato dire la verità sul tuo programma elettorale e quello della tua coalizione”. Per Di Maio “rinegoziare il Pnrr significa perdere quei soldi”. Inoltre Di Maio  rinfaccia alla Meloni le sue “amicizie fasciste del passato che si commentano da sole”, e quelle internazionali del centrodestra, grazie a cui “l’Italia sarà ancor più isolata in Europa”. Ma incalza Calenda : “Di Maio se ne accorge solo adesso che gli fa comodo, quando era al governo con Salvini non se ne ricordava”.