Quattro decessi in poco più di 24 ore hanno riportato al centro del dibattito nazionale l’emergenza carceraria, proprio nei giorni del Giubileo dei detenuti. Il bilancio comprende una donna morta per overdose nel carcere femminile di Rebibbia, un uomo suicida nel carcere di Viterbo, un altro detenuto che si è tolto la vita a Lecce e un 45enne di Formia deceduto dopo mesi di coma in seguito a un pestaggio subito mentre era detenuto a Rebibbia.
Un quadro drammatico che ha spinto il Vaticano a lanciare un appello esplicito per l’introduzione di alternative alla detenzione. Monsignor Rino Fisichella ha richiamato l’invito di papa Francesco a valutare forme di clemenza, amnistia e liberazione, denunciando le condizioni di sofferenza e mancanza di dignità in cui vivono molti detenuti.
Sulla stessa linea il Garante regionale dei detenuti, Stefano Anastasia, che ha parlato di istituti “attraversati da morte e disperazione” e ha chiamato in causa la responsabilità politica del ministero della Giustizia. Secondo i dati citati dal garante, nel 2025 i decessi in carcere sono già 223, di cui 76 suicidi. Nel Lazio i morti sono 19, con un tasso di sovraffollamento regionale del 149% e punte del 177% a Viterbo.
Accanto alle condizioni detentive, il sindacato di polizia penitenziaria ha lanciato l’allarme sul traffico di droga all’interno degli istituti, denunciando la carenza di organici e l’evoluzione dei canali di spaccio. In segno di lutto, sono state rinviate iniziative simboliche come i “Giochi della Speranza” davanti al carcere di Rebibbia.
Il tema ha riacceso il confronto politico, dopo l’ipotesi di un mini-indulto avanzata dal presidente del Senato Ignazio La Russa e il recente monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito “totalmente inaccettabili” le condizioni di alcuni istituti di pena. Intanto, la famiglia del detenuto morto dopo il pestaggio ha presentato una querela contro ignoti, in attesa dell’autopsia, mentre l’emergenza carceraria resta una questione aperta e urgente.










