Il governo italiano torna a sollecitare maggiore flessibilità nelle regole europee di bilancio per far fronte all’aumento dei costi energetici. Durante l’Eurogruppo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha proposto di estendere le deroghe al Patto di stabilità — già previste per le spese militari — anche agli interventi legati al caro-energia.

La richiesta si inserisce nel quadro delle “clausole nazionali di salvaguardia”, introdotte con il piano europeo ReArm EU (oggi “Prontezza 2030”). Queste consentono agli Stati membri di aumentare temporaneamente la spesa pubblica fino all’1,5% del Pil annuo per un massimo di quattro anni, fino al 2028. Finora la misura è stata adottata da 17 Paesi, soprattutto nel Nord, Centro ed Est Europa, maggiormente esposti alle tensioni con la Russia.

Secondo Giorgetti, lo stesso meccanismo potrebbe essere applicato anche agli effetti della crisi in Medio Oriente, che sta provocando un nuovo shock energetico con ripercussioni su crescita e inflazione. L’obiettivo sarebbe ampliare l’ambito della clausola senza modificarne i limiti, includendo le spese straordinarie per l’energia.

La proposta, però, incontra prudenza a Bruxelles. Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha ribadito la linea della Commissione: privilegiare misure temporanee e mirate, evitando interventi con impatto eccessivo sui conti pubblici. L’esecutivo europeo resta inoltre scettico sia su una sospensione generale del Patto — ritenuta giustificata solo in caso di crisi sistemiche — sia su un uso troppo ampio delle clausole nazionali, ritenendo che l’attuale quadro offra già sufficiente flessibilità.

Nel confronto tra i ministri è emersa anche un’altra proposta: introdurre a livello europeo una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche. L’idea, sostenuta anche da Paesi come Germania, Spagna e Portogallo, punta a redistribuire parte dei guadagni straordinari maturati durante la crisi. Tuttavia, anche su questo fronte non esiste al momento una maggioranza politica a livello Ue.

Giorgetti ha quindi lanciato un appello ai partner europei, sottolineando i rischi per l’economia e in particolare per l’industria, già colpita dall’aumento dei costi e dalla scarsità di materie prime. Pur evidenziando la resilienza del sistema italiano, il ministro ha invitato a superare l’approccio attendista: “È tempo di agire”, ha dichiarato, chiedendo una risposta coordinata e tempestiva a livello europeo.