Dopo otto ore di trattativa al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, governo ed enti locali hanno raggiunto una pre-intesa sulla decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto, firmata da tutte le amministrazioni coinvolte. Per il ministro Adolfo Urso si tratta di “una svolta che potrà incoraggiare gli investitori”, mentre il presidente di Confindustria Emanuele Orsini si dice soddisfatto per la decisione di non chiudere lo stabilimento.
I sindacati restano critici, denunciando “assenza di certezze” e preoccupazione per l’ipotesi “spezzatino” del nuovo bando, che consente offerte per parti dello stabilimento. Il sindaco di Taranto Piero Bitetti, inizialmente contrario al piano, ha firmato il documento precisando che non si tratta di un accordo definitivo, ma che include le sue richieste, tra cui l’obbligo vincolante di piena decarbonizzazione e l’esclusione di forniture tramite nave gasiera.
Il testo prevede la sostituzione graduale degli altoforni con forni elettrici “in un tempo certo” da definire con la nuova gara, la cui scadenza per le offerte vincolanti è fissata al 15 settembre. Sarà inoltre individuata la localizzazione del polo Dri per la produzione di preridotto e valutate compensazioni per il territorio, con progetti di reindustrializzazione e misure per tutelare l’occupazione.
Per il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano è “un giorno storico”, mentre le associazioni ambientaliste Peacelink e Giustizia per Taranto annunciano ricorso al TAR contro l’autorizzazione AIA che consente ancora l’uso del carbone per 12 anni.
Una nuova riunione è prevista a settembre per arrivare a un accordo di programma che concili salute, ambiente e lavoro.










