“Abbiamo chiesto alla Regione Lazio un confronto urgente volto ad avviare interventi immediati e risolutivi per arginare il problema relativo all’ulteriore installazione a Viterbo di impianti fotovoltaici a terra e pale eoliche, che stanno continuando a deturpare il territorio, mettendo a rischio il futuro delle aziende agricole e dei posti di lavoro che queste garantiscono”. Così la presidente di Coldiretti Viterbo, Maria Beatrice Ranucci, in merito alla richiesta inviata al presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca e agli assessori competenti, Giancarlo Righini, all’Agricoltura e ad Elena Palazzo, all’Ambiente e transizione energetica. “I dati sulla presenza di tali impianti sono allarmanti – prosegue Ranucci – e meritano attenzione. Non li riteniamo compatibili con le caratteristiche del territorio viterbese, dove peraltro minacciano numerose produzioni agricole di pregio”.

Il riferimento è alla delibera della Giunta regionale del Lazio n. 17743 del 2022 che ha definito le “Linee Guida e di indirizzo regionali di individuazione delle aree non idonee per la realizzazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili (FER)”. Tra tali aree non idonee è indicato il “Paesaggio agrario di rilevante valore”. Si legge, inoltre, che “Gli impianti fotovoltaici sono consentiti solo se non è possibile la realizzazione e integrazione su strutture esistenti”.

Il Comune di Viterbo e la Regione Lazio hanno autorizzato il progetto di un nuovo impianto fotovoltaico nel capoluogo, per la precisione sui terreni tra Grotte Santo Stefano e il comune di Celleno. Rimane uno degli ultimi passaggi previsti, ovvero la convocazione della terza e decisiva seduta della Conferenza dei servizi per il rilascio della eventuale autorizzazione finale.

Si tratta di un impianto con potenza nominale della centrale di 82,24 MWp, che interessa una superficie di 108 ettari, suddivisa in 4 sottocampi: Pianale, Pian Auta, Selva, Podere della Morte. E tra Viterbo, Celleno, Montefiascone è già previsto un parco di 13 torri eoliche. Si attende, inoltre, il parere della Direzione affari generali e usi civici della regione Lazio.

Questi ulteriori impianti FER determineranno, se realizzati, la perdita di altri 6000 ettari di terreno, sui 70 mila ettari di consumo del suolo possibili a livello nazionale. Si tratta quindi del 10 per cento, del, in una sola provincia. Tra gli altri comuni viterbesi la percentuale più alta del consumo di suolo si registra a Montalto di Castro, con ulteriori 23 ettari rispetto allo scorso anno, che si colloca al terzo posto nel Lazio. Montalto di Castro risulta essere il Comune della Provincia di Viterbo, ma anche dell’intera Regione Lazio, con la maggior superficie agricola destinata al fotovoltaico, con oltre 450 ettari.

La proposta di Coldiretti è da sempre quella di incentivare l’istallazione di impianti di energia solare sui tetti delle stalle e sui capannoni, senza sottrarre ai nostri agricoltori terreno coltivabile.

“Ci preme evidenziare che Coldiretti – aggiunge Ranucci – non è contraria all’uso dei pannelli fotovoltaici, ma solo alla loro installazione a terra, che consuma suolo agricolo produttivo a danno delle produzioni locali, del patrimonio agroalimentare e delle eccellenze della regione, nonchè dell’indotto occupazionale che garantisce”.

Viterbo è la prima provincia del Lazio per presenza di pannelli solari, e la superficie occupata dal fotovoltaico a terra è pari al 50% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), con oltre 950 ettari. Non solo, la provincia è in testa anche alla produzione da impianti eolici con 133,3 Gwh pari al 90% dell’intera regione. Sono già presenti centinaia di pale eoliche alte 250 metri e la Tuscia è stata scelta anche per sperimentare le nuove pale eoliche alte 300 metri.

“Ad essere compromessa è la forte vocazione – conclude Ranucci – non solo agricola e agroalimentare, ma anche turistica di un territorio espressione di un patrimonio ricco di tradizioni, di cui le nostre aziende agricole sono custodi con i loro prodotti tipici, che è dovere delle istituzioni preservare e tutelare. Ricordiamo che nelle aree interessate dai nuovi progetti, a forte impatto ambientale, sono presenti produzioni di pregio con denominazione di origine e indicazione geografica”. Tra queste troviamo l’abbacchio romano Igp o l’agnello del Centro Italia Igp; la nocciola romana Dop; il vitello bianco dell’Appennino centrale Igp; l’Olio extravergine di Olivia Tuscia Dop; l’Igp Olio di Roma; il Pecorino Romano DOP e il Pecorino Toscano Dop; i salamini italiani alla cacciatora Dop; i vini Doc Colli Etruschi Viterbesi ed Est! Est!! Est!!! di Montefiascone; la lenticchia di Onano Igp e l’asparago verde di Canino Igp, che è la denominazione numero 30 fra le Dop e Igp del cibo per il Lazio.

 

Il consumo di suolo complessivo nel Lazio è pari a 140.430 ettari, se si analizzano i dati della Tuscia, si nota che gli ettari consumati sono oltre 16.600. Stando ai dati Ispra, proprio in questo territorio è presente il 78,08% di pannelli solari e centrali eoliche del Lazio, che fanno collocare Viterbo al quinto posto in Italia per produzione di energia solare. Basti pensare che solo negli ultimi 12 mesi il consumo di suolo nel Lazio è stato di 485 ettari, di cui 103 solo a Viterbo e provincia. Analizzando i dati relativi al Comune di Viterbo, sono complessivamente 2.517 gli ettari consumati, con un incremento solo nell’ultimo anno di 40 ettari.