Dal 15 settembre Gaza City è diventata l’epicentro di una nuova offensiva israeliana. L’operazione “Carri di Gedeone 2” mira alla conquista della città, considerata la roccaforte politica e militare di Hamas.
L’esercito israeliano ha colpito da cielo, mare e terra, con esplosioni che hanno fatto tremare persino i palazzi di Tel Aviv. Secondo fonti mediche citate da Al Jazeera, il bilancio provvisorio è di circa 100 morti. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito che “se Gaza City cade, cadrà Hamas”, mentre il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha definito l’operazione un passo decisivo per liberare gli ostaggi e smantellare le strutture del movimento islamista.
Nella notte tra lunedì e martedì migliaia di famiglie hanno cercato di lasciare la città, illuminata solo dai razzi e dalle bombe. Le strade verso sud, come l’arteria al-Rashid, sono state prese d’assalto da veicoli e sfollati a piedi, con tempi di evacuazione stimati fino a 24 ore. Netanyahu ha dichiarato che circa il 40% della popolazione ha già lasciato Gaza City e ha promesso nuovi corridoi di evacuazione. Israele accusa Hamas di usare i civili come “scudi umani”, impedendone l’uscita.
I primi mezzi a entrare in città sono stati blindati telecomandati carichi di esplosivo, utilizzati per neutralizzare mine e comandi sotterranei. L’esercito prevede diversi mesi per il controllo dei centri vitali della città e ulteriori mesi per smantellare le restanti infrastrutture. Nell’ultima settimana, l’aviazione ha colpito 850 obiettivi e centinaia di miliziani di Hamas.
Da Washington, Donald Trump ha avvertito Hamas che “avrà grossi problemi se userà gli ostaggi come scudi umani”. In risposta, l’organizzazione ha accusato Netanyahu di essere responsabile della vita dei prigionieri israeliani e ha denunciato il sostegno americano a Israele. Netanyahu ha inoltre annunciato di essere stato invitato dal presidente USA alla Casa Bianca, dopo il suo intervento all’assemblea generale dell’ONU.










