Le immagini di Vladimir Putin al poligono di Mulino, nella regione di Nizhny Novgorod, circondato da militari e intento ad assistere alle manovre russo-bielorusse “Zapad 2025”, hanno fatto il giro del mondo in pochi minuti, alimentando le tensioni sul fronte orientale dell’Europa.
Secondo Putin, sarebbero stati 100.000 i soldati coinvolti nelle esercitazioni in 41 campi di addestramento. L’agenzia Ria Novosti ha però ridimensionato i numeri parlando di oltre 50.000 militari russi e circa 7.000 bielorussi. Una dimostrazione di forza che arriva in un momento di stallo dei negoziati di pace con Kiev e di incertezza sulle nuove sanzioni occidentali.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sollecitato Donald Trump a prendere “una posizione chiara” su sanzioni e garanzie di sicurezza, accusandolo di ambiguità. Secondo Washington, un incontro tra i due è previsto la prossima settimana. Ma il tycoon ha ribadito che Kiev “dovrà arrivare a un accordo” e ha chiesto ai Paesi Nato di interrompere gli acquisti di gas e petrolio russi in cambio del via libera a nuove misure contro Mosca, una richiesta che divide l’alleanza.
La dipendenza energetica continua a pesare. La Turchia importa dalla Russia oltre la metà del suo petrolio, mentre Slovacchia e Ungheria, prive di sbocchi sul mare, difendono con forza le proprie deroghe. Budapest ha ribadito che non accetterà mai soluzioni che compromettano la sua sicurezza energetica.
Il pressing americano ha messo in imbarazzo la Commissione europea, che ha rinviato la presentazione del 19° pacchetto di sanzioni. Da Varsavia, intanto, si alza la voce: dopo l’intercettazione di un drone nei pressi di edifici governativi, il premier Donald Tusk ha parlato di possibile provocazione, mentre il viceministro Ignacy Niemczycki ha denunciato una strategia di “minacce ibride” da parte di Mosca, fatta di sabotaggi e disinformazione, per la quale l’unica risposta, avverte, restano sanzioni più dure.










