Una nuova proposta di cessate il fuoco, elaborata dai mediatori di Qatar ed Egitto, è stata accettata da Hamas ma ha incontrato il rifiuto del governo israeliano, sostenuto dal presidente statunitense Donald Trump.
Il piano prevedeva una tregua iniziale di 60 giorni per avviare negoziati e il rilascio graduale dei 49 ostaggi israeliani, suddivisi in due fasi: dieci vivi e 18 salme subito, i restanti successivamente. Hamas ha dato il via libera dopo essersi consultata con le altre fazioni palestinesi, inclusa la Jihad islamica, che ha definito la proposta un “accordo quadro” per arrivare a un cessate il fuoco permanente con garanzie internazionali.
Da Israele, però, è arrivata la chiusura. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che non intende accettare soluzioni parziali e che la guerra terminerà solo con la liberazione simultanea di tutti gli ostaggi, il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione di Gaza. A rafforzare questa linea, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha ricordato che Netanyahu non ha il mandato per accordi intermedi e ha minacciato di lasciare nuovamente l’esecutivo in caso di aperture.
Sulla stessa posizione si è schierato Donald Trump, che su Truth Social ha scritto: «Vedremo il ritorno degli ostaggi solo quando Hamas sarà affrontata e distrutta». Intanto l’esercito israeliano ha approvato il piano per occupare Gaza City, con una fase preliminare di evacuazione della popolazione seguita dall’accerchiamento e dalla conquista della città.
Netanyahu, incontrando gli ufficiali dell’Idf, ha sottolineato come Hamas stia mostrando disponibilità solo per il timore di perdere la sua roccaforte: «È sotto enorme pressione», ha detto. Concetto ribadito dal ministro della Difesa Israel Katz, secondo cui la fazione palestinese ha accettato di discutere solo per il timore di un’imminente offensiva.










