La macchina diplomatica prova a rimettersi in moto. Dopo i colloqui trilaterali di fine gennaio e inizio febbraio ad Abu Dhabi, Russia, Ucraina e Stati Uniti torneranno a incontrarsi il 17 e 18 a Ginevra. Un nuovo tentativo di riaprire il dialogo mentre la guerra continua a colpire il territorio ucraino nel suo quinto inverno. L’Europa, ancora una volta, resta ai margini.

A guidare la delegazione russa sarà Vladimir Medinsky, consigliere presidenziale, affiancato – secondo fonti di Mosca – da Kirill Dmitriev. Per Kiev confermata la squadra già vista negli Emirati, con Rustem Umerov e Kyrylo Budanov in prima linea, sotto il coordinamento del presidente Volodymyr Zelensky.

L’iniziativa diplomatica si intreccia con le tensioni politiche occidentali. Il tentativo del presidente francese Emmanuel Macron di sondare un dialogo con il Cremlino non ha trovato consenso unanime nell’Ue, in particolare a Berlino. Il cancelliere Friedrich Merz, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha espresso scetticismo: «La Russia non è ancora intenzionata a parlare seriamente». Secondo Merz, la guerra finirà solo quando Mosca sarà «esausta economicamente e forse militarmente».

A Monaco Zelensky ha intensificato i contatti, incluso un incontro con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ribadendo l’obiettivo di una «pace dignitosa». Sostegno anche da Bruxelles, con Ursula von der Leyen che ha promesso «solide garanzie di sicurezza». Sullo sfondo, però, resta la pressione politica di Donald Trump, convinto che «la Russia voglia un accordo».

Intanto sul terreno il copione non cambia. Nelle ultime 24 ore Kiev denuncia sette vittime per raid russi, blackout in sei regioni e nuovi attacchi contro infrastrutture energetiche e portuali, da Kramatorsk a Odessa. Mosca, dal canto suo, segnala civili feriti in attacchi di droni ucraini nelle regioni di Belgorod e Volgograd.

Il negoziato riparte dunque in salita, tra diplomazie prudenti e bombe che continuano a cadere. Ginevra sarà un nuovo banco di prova, ma la strada verso una tregua appare ancora lunga e accidentata.