La bocciatura della riforma costituzionale sulla Giustizia ha bloccato il progetto principale del governo, ma non ha cancellato gli altri interventi legislativi rimasti in sospeso negli ultimi mesi. Diversi provvedimenti, congelati in attesa dell’esito del referendum, sono ora fermi in Parlamento e potrebbero tornare al centro del confronto politico nelle prossime settimane.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiarito che si tratta di testi che non sono più strettamente legati alla riforma costituzionale e che quindi spetterà alle Camere decidere se e come portarli avanti, definendo il nuovo perimetro delle riforme possibili in questa fase della legislatura.
Tra i provvedimenti che potrebbero ripartire c’è il disegno di legge sul sequestro degli smartphone, firmato dai senatori Pierantonio Zanettin e Giulia Bongiorno. Il testo prevede che il sequestro dei dispositivi elettronici debba essere autorizzato dal giudice per le indagini preliminari e non solo dal pubblico ministero, introducendo anche maggiori garanzie per la difesa. La norma punta a limitare acquisizioni indiscriminate di dati e a tutelare la privacy, stabilendo che possano essere raccolte solo le informazioni pertinenti all’indagine. Il provvedimento è già stato approvato al Senato ma è fermo alla Camera.
Un altro dossier riguarda la revisione della prescrizione, con un disegno di legge che interviene sulla disciplina introdotta con la riforma Cartabia. Il testo, già approvato alla Camera e ora bloccato al Senato, prevede l’abrogazione dell’improcedibilità e introduce una sospensione temporanea della prescrizione: fino a 24 mesi dopo la condanna in primo grado e fino a 12 mesi dopo la sentenza di appello.
Sul tavolo c’è anche il progetto sui criteri di priorità nell’azione penale, sostenuto in particolare da Forza Italia. Il disegno di legge, presentato in Commissione Giustizia dai senatori Zanettin e Erika Stefani, mira a stabilire linee guida comuni per le procure, con l’obiettivo di ridurre le differenze tra uffici giudiziari nella scelta dei reati da perseguire per primi. Secondo il ministro Nordio, oggi esiste una forte disomogeneità nelle priorità investigative e servirebbero criteri più uniformi a livello nazionale.
Tra le priorità indicate dal governo resta inoltre il piano carceri, che comprende interventi di edilizia penitenziaria già avviati ma non ancora conclusi. In questo ambito si discute anche di possibili misure per ridurre il ricorso alla custodia cautelare, tema più volte sollevato durante il dibattito sulla riforma della giustizia.
Dopo lo stop al referendum, dunque, la strategia dell’esecutivo sembra orientata a procedere per tappe, portando avanti singoli interventi legislativi invece di una riforma complessiva, in un contesto politico più incerto e con margini di manovra ridotti fino alla fine della legislatura.










