La guerra in Iran potrebbe durare più a lungo del previsto, nonostante le dichiarazioni ottimistiche del presidente americano Donald Trump, che continua a sostenere che le capacità militari di Teheran siano ormai distrutte. Secondo indiscrezioni provenienti da fonti statunitensi, Washington starebbe invece rafforzando la propria presenza militare in Medio Oriente, segno che il conflitto potrebbe entrare in una nuova fase.

Il Pentagono avrebbe autorizzato l’invio di ulteriori forze nella regione, tra cui circa 5.000 Marines e diverse unità navali. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe approvato la richiesta del Comando centrale americano di spostare la nave d’assalto anfibio USS Tripoli dal Giappone verso il Golfo Persico, con la possibilità di ulteriori rinforzi nelle prossime settimane.

Secondo fonti militari, anche la 31ª Unità di Spedizione dei Marines, composta da circa 2.200 soldati, sarebbe stata dirottata dall’area indo-pacifica verso il Medio Oriente insieme alle navi USS San Diego e USS New Orleans. Il gruppo sarebbe accompagnato da caccia F-35B e velivoli MV-22 Osprey, in grado di supportare operazioni anfibie e terrestri.

Gli analisti ritengono che questo dispiegamento non sia solo difensivo, ma prepari il terreno a nuove operazioni offensive.

Tra gli obiettivi possibili c’è l’isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, snodo fondamentale per l’economia di Teheran. Da qui passa circa l’80% delle esportazioni petrolifere iraniane, e la sua conquista rappresenterebbe un colpo durissimo per il regime.

Secondo fonti citate dai media americani, l’eventuale operazione potrebbe avvenire dopo settimane di bombardamenti, quando gli attacchi aerei avranno ridotto le difese iraniane. Un assalto terrestre consentirebbe agli Stati Uniti di controllare una delle rotte energetiche più importanti del mondo.

Il conflitto continua a concentrarsi anche nello Stretto di Hormuz, punto strategico per il commercio globale di petrolio. Nonostante gli attacchi iraniani contro navi mercantili, Trump ha minimizzato i rischi, arrivando a invitare le imbarcazioni commerciali ad attraversare comunque lo stretto, dichiarazione che ha suscitato polemiche negli Stati Uniti.

Durante un vertice con i leader del G7, il presidente americano avrebbe affermato che l’Iran è vicino alla resa e che la nuova guida suprema Mojtaba Khamenei non sarebbe in grado di gestire la crisi. I partner europei, tuttavia, hanno chiesto una rapida conclusione del conflitto e la messa in sicurezza delle rotte energetiche.

All’interno dell’amministrazione americana non mancano dubbi. Il vicepresidente JD Vance, secondo indiscrezioni, avrebbe espresso perplessità sull’operazione militare, mentre il capo degli Stati maggiori, generale Dan Caine, ha definito la situazione nello Stretto di Hormuz “tatticamente complessa”.

Il Dipartimento di Stato ha annunciato una ricompensa di 10 milioni di dollari per informazioni sui principali dirigenti iraniani, tra cui Mojtaba Khamenei, Ali Larijani e altri funzionari della sicurezza. La misura conferma l’intenzione di Washington di aumentare la pressione sul regime anche sul piano politico e dell’intelligence.

Nel frattempo continuano le perdite tra le forze presenti nella regione.
Sei militari americani sono morti nello schianto di un aereo cisterna in Iraq, incidente che secondo il Comando centrale non sarebbe stato causato da fuoco nemico. Nello stesso Paese gruppi sciiti filo-iraniani hanno offerto ricompense per informazioni sulla posizione dei soldati statunitensi.

Nella regione curda di Erbil, inoltre, è morto in un attacco il militare francese Arnaud Frion, confermando che il conflitto sta coinvolgendo sempre più attori internazionali.

Nonostante le dichiarazioni di vittoria di Washington, l’invio di nuove truppe, l’ipotesi di operazioni terrestri e la tensione nello Stretto di Hormuz indicano che la guerra è tutt’altro che conclusa.
Il rischio è che il confronto con l’Iran si trasformi in un conflitto lungo, con conseguenze militari ed economiche sempre più pesanti per l’intera regione e per i mercati globali.