Nel quattordicesimo giorno di guerra in Medio Oriente il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi, con nuovi bombardamenti, movimenti di truppe e forti ripercussioni sull’economia mondiale. Le tensioni militari si concentrano tra Iran, Iraq, Golfo Persico e Israele, mentre la comunità internazionale teme un’ulteriore escalation.
Una forte esplosione ha colpito una piazza di Teheran durante le manifestazioni per la Giornata di Al Quds, evento tradizionalmente dedicato al sostegno della causa palestinese. Secondo l’emittente statale iraniana Press TV, una donna è morta a causa delle schegge provocate dall’attacco, attribuito dai media iraniani a un bombardamento congiunto di Stati Uniti e Israele.
Nella zona erano presenti anche alti esponenti del regime, tra cui Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza iraniano.
Le autorità iraniane hanno ribadito che il Paese non intende cedere. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, presente alle manifestazioni, ha dichiarato che gli iraniani “non si piegheranno mai davanti agli attacchi”.
La Nato ha neutralizzato nello spazio aereo turco un missile balistico lanciato dall’Iran: è il terzo episodio simile in una settimana.
Nuove esplosioni sono state segnalate anche a Tel Aviv dopo il lancio di missili e droni iraniani, mentre in Libano un raid israeliano ha causato almeno otto morti nel sud del Paese.
In Iraq si registrano diversi episodi: un attacco con drone contro la base di Erbil ha provocato la morte di un soldato francese e il ferimento di altri militari; un aereo cisterna statunitense si è schiantato nell’Iraq occidentale causando la morte di tutto l’equipaggio;nuove forze americane sono state inviate nella regione.
Secondo fonti statunitensi, circa 2.200 Marines con navi da assalto e caccia F-35 sono diretti verso il Medio Oriente. Tra le ipotesi operative c’è anche un’azione contro l’isola iraniana di Kharg, snodo fondamentale per l’export petrolifero di Teheran.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più critici del conflitto. L’Iran ha intensificato gli attacchi contro navi in transito, mentre diversi Paesi europei stanno cercando soluzioni per garantire la sicurezza delle proprie imbarcazioni.
Il vicepremier italiano Antonio Tajani ha smentito trattative dirette con Teheran, spiegando che la situazione resta troppo instabile e che l’Italia punta alla de-escalation e a un accordo sul nucleare iraniano.
Durante una riunione con i leader del G7, il presidente americano Donald Trump avrebbe dichiarato che l’Iran è vicino alla resa, sostenendo che il regime è stato gravemente indebolito dalle operazioni militari statunitensi.
Washington ha inoltre annunciato una ricompensa da 10 milioni di dollari per informazioni su alcuni leader iraniani, tra cui Mojtaba Khamenei e Ali Larijani.
Il conflitto sta avendo effetti pesanti sull’economia globale.
Le borse europee hanno perso oltre 1.100 miliardi di euro di capitalizzazione in due settimane, mentre il prezzo del petrolio continua a oscillare sopra i 100 dollari al barile, spinto dai timori per la sicurezza delle rotte nel Golfo Persico.
Gli Stati Uniti hanno autorizzato temporaneamente l’acquisto di petrolio russo già in transito per evitare una carenza globale di greggio.
Con l’arrivo di nuove truppe americane, i continui bombardamenti e la tensione nello Stretto di Hormuz, la prospettiva di una fine rapida del conflitto appare lontana.
La diplomazia internazionale continua a chiedere una de-escalation, ma sul campo i segnali indicano che la guerra potrebbe allargarsi ulteriormente nelle prossime settimane.










