Segnali di possibile svolta nel negoziato tra Israele e Hamas. Un alto funzionario del movimento islamista, Bassem Naim, ha dichiarato che Hamas è pronto a discutere il “congelamento o l’immagazzinamento” del proprio arsenale come parte del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. L’apertura, riportata dal Times of Israel, arriva mentre le parti si preparano alla seconda e più complessa fase dell’accordo.

Da Doha, Naim ha spiegato all’Associated Press che Hamas è disposto «a un approccio globale per evitare nuove escalation», pur senza rinunciare alla richiesta di un futuro Stato palestinese pienamente sovrano.

Sul fronte israeliano, il premier Benyamin Netanyahu guarda con ottimismo ai prossimi passi del piano in 20 punti per Gaza. Accanto al cancelliere tedesco Friedrich Merz, in visita ufficiale in Israele, Netanyahu si è detto convinto che «le opportunità di pace sono a portata di mano» e che il passaggio alla fase due arriverà «molto presto».

Merz, alla sua prima missione in Israele da capo del governo tedesco, ha ribadito la “responsabilità storica” della Germania verso lo Stato ebraico e il sostegno alla sua sicurezza. Pur allineandosi a Netanyahu sull’esclusione di Hamas dal futuro di Gaza, il cancelliere ha insistito sulla necessità di una soluzione negoziata a due Stati, criticando i riconoscimenti unilaterali della Palestina decisi da alcuni Paesi europei.

Il nodo principale resta il disarmo di Hamas. La seconda fase dell’accordo – ha spiegato Netanyahu – prevede la smilitarizzazione della Striscia e il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione. Ma Hamas, tramite il negoziatore Khalil al-Hayya, fa sapere che consegnerà le armi solo a un futuro Stato palestinese e dopo un completo ritiro dell’esercito israeliano.

Persistono inoltre tensioni sul terreno: il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir ha definito la Linea Gialla, raggiunta con il primo ritiro, «il nuovo confine», alimentando i timori che Gaza possa restare de facto divisa per anni.

La trattativa è ulteriormente complicata dal destino dell’ultimo ostaggio israeliano non ancora restituito, il sergente maggiore Ran Gvili, la cui salma è cercata da Hamas e dalla Croce Rossa a Gaza City. Le famiglie degli ostaggi chiedono al governo di non procedere con la fase 2 senza il recupero del corpo.

Intanto emergono retroscena diplomatici: secondo Times of Israel, Netanyahu avrebbe incontrato in segreto l’ex premier britannico Tony Blair, incaricato da Donald Trump di lavorare alla futura amministrazione transitoria di Gaza.

Nel previsto faccia a faccia con Trump, il premier discuterà anche del tema della grazia legata al suo processo per corruzione: «Non lascerò la politica in cambio di clemenza – ha dichiarato – saranno gli elettori a decidere del mio futuro», con un chiaro riferimento alle elezioni del 2026.