La netta vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia ha accelerato i movimenti nel campo progressista e ha convinto anche Giuseppe Conte a superare le ultime riserve sulle primarie. L’alleanza di centrosinistra intende utilizzarle per scegliere il candidato premier che nel 2027 dovrà sfidare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella corsa a Palazzo Chigi.
Il via libera del leader del Movimento 5 Stelle era l’ultimo tassello mancante: la segretaria del Pd Elly Schlein si era già detta disponibile da tempo. Dopo il voto, i principali leader dell’opposizione hanno interpretato il risultato come un segnale politico nazionale. «È un avviso di sfratto al governo», ha dichiarato Conte, mentre Schlein ha parlato apertamente dell’esistenza di «una maggioranza alternativa» pronta a sfidare il centrodestra alle prossime elezioni.
L’entusiasmo per il risultato si è tradotto subito in mobilitazione. Su iniziativa del segretario della Cgil Maurizio Landini, migliaia di persone si sono radunate in piazza Barberini a Roma per festeggiare la vittoria del No. La manifestazione si è poi trasformata in un corteo fino a piazza del Popolo, con la partecipazione dei leader dell’opposizione.
Sul palco si sono ritrovati Schlein, Conte e i rappresentanti di Alleanza Verdi-Sinistra, tra cui Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, insieme ai comitati per il No. «Oggi i piani della Meloni cadono», ha detto Bonelli, mentre dalla piazza si sono levati cori contro il governo e richieste di dimissioni.
Anche Matteo Renzi ha letto il risultato come la fine del “tocco magico” della premier, ricordando il precedente del referendum del 2016 che segnò la fine della sua esperienza a Palazzo Chigi. Pur non essendosi schierato apertamente durante la campagna referendaria, il leader di Italia Viva ha lasciato intendere di voler partecipare al progetto alternativo al centrodestra. Conte, tradizionalmente critico verso i centristi, ha aperto alla possibilità di allargare l’alleanza, spiegando che il perimetro sarà definito «sui programmi». Anche Fratoianni ha escluso veti, segnalando una maggiore disponibilità a un fronte più ampio.
Se l’accordo sulla necessità delle primarie sembra ormai acquisito, restano da definire modalità e tempi. Schlein ha confermato la propria disponibilità a candidarsi, mentre Conte non ha ancora sciolto la riserva, ma ha posto alcune condizioni: primarie aperte a tutti i cittadini e non solo agli iscritti ai partiti, per evitare squilibri tra forze politiche con strutture organizzative diverse.
La segretaria del Pd ha rinviato la discussione ai prossimi mesi, sottolineando che prima sarà necessario definire il programma comune. Anche sui tempi non c’è fretta: l’ipotesi più probabile è che il confronto entri nel vivo verso la fine dell’anno.
Intanto iniziano a circolare i primi nomi dei possibili candidati. Oltre ai leader dei partiti, vengono indicati la sindaca di Genova Silvia Salis, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini e l’assessore romano Alessandro Onorato.
Una lista ancora provvisoria, destinata ad allungarsi nei prossimi mesi, mentre il centrosinistra prova a trasformare il successo referendario nel primo passo verso la sfida elettorale del 2027.










