Preoccupazione per l’escalation militare in Medio Oriente, difesa del ruolo dell’ONU e conferma che l’Italia non prenderà parte al conflitto. Sono questi i punti centrali emersi dalla riunione del Consiglio Supremo di Difesa, convocata al Quirinale per analizzare le conseguenze della guerra scoppiata dopo l’azione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Alla riunione hanno partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i principali ministri, tra cui Antonio Tajani e Guido Crosetto, insieme ai vertici militari. Il vertice è durato oltre due ore e ha portato a un comunicato in cui viene definita la linea italiana di fronte a una crisi che, dopo due settimane di guerra, resta imprevedibile. Nel documento finale si esprime “grande preoccupazione” per gli effetti destabilizzanti del conflitto e per la crescente diffusione di iniziative unilaterali, che rischiano di indebolire il sistema multilaterale costruito attorno alle Nazioni Unite.
Secondo il Consiglio, la crisi mette in discussione l’equilibrio internazionale già compromesso dalla guerra in Ucraina e rende più difficile affrontare questioni cruciali come la sicurezza nucleare iraniana, la protezione di Israele e la stabilità dell’intera regione.
Uno dei passaggi più importanti del comunicato è il richiamo all’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa.
Il Consiglio Supremo di Difesa ha ribadito che l’Italia non partecipa e non parteciperà al conflitto, posizione già espressa dal governo in Parlamento.
Il ministro Tajani ha precisato che l’Italia partecipa alle iniziative diplomatiche internazionali solo come osservatore e nel rispetto della Costituzione, sottolineando che la priorità resta la ricerca di una soluzione negoziale. Nel comunicato viene condannata con fermezza la violenza contro la popolazione civile, citando tra gli episodi più gravi la strage avvenuta nella scuola di Minab.
Il Consiglio ha inoltre avvertito che l’allargamento del conflitto potrebbe favorire forme di guerra ibrida e nuove iniziative di gruppi terroristici, aumentando il rischio per l’Europa e per le missioni militari all’estero.
Particolare attenzione è stata dedicata alla sicurezza dei militari italiani impegnati nelle missioni internazionali, soprattutto in Libano e in Iraq.
Il Consiglio ha espresso vicinanza ai contingenti coinvolti e ha condannato gli attacchi contro le basi occidentali, compresi quelli che hanno colpito strutture francesi e italiane.
Preoccupazione anche per la situazione nello Stretto di Hormuz, dove le azioni dell’Iran contro la navigazione commerciale sono considerate molto gravi per la sicurezza energetica globale.
Il vertice ha sottolineato l’importanza del coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito, oltre che con gli alleati della NATO, per evitare un’ulteriore escalation.
Il Consiglio ha inoltre preso atto della posizione del Parlamento sugli aiuti difensivi ai Paesi del Golfo e ha ribadito che eventuali decisioni sull’uso delle basi statunitensi in Italia dovranno rispettare gli accordi bilaterali e passare dal voto delle Camere.La riunione del Consiglio Supremo di Difesa conferma quindi una linea prudente: sostegno alla stabilità internazionale, rifiuto della partecipazione diretta alla guerra e impegno per una soluzione diplomatica.
In un contesto sempre più instabile, l’obiettivo dichiarato del governo resta quello di evitare il coinvolgimento diretto dell’Italia e di lavorare per ridurre la tensione prima che il conflitto si allarghi ulteriormente.










