Una petroliera russa in fiamme da giorni sta vagando senza equipaggio nel Mediterraneo centrale, all’interno delle acque di competenza maltese. La nave, carica di carburante e gas liquefatto, è sotto osservazione anche dalle autorità italiane, preoccupate per i possibili rischi ambientali e per la sicurezza della navigazione.
L’imbarcazione, la Arctic Metaga, trasporta circa 900 tonnellate di gasolio oltre a serbatoi contenenti gas naturale liquefatto. Attualmente si trova nella zona di ricerca e soccorso (SAR) di Malta, dove le autorità locali hanno imposto una distanza di sicurezza minima di cinque miglia nautiche.
Secondo il governo italiano, la nave è monitorata costantemente e nelle ultime ore si è allontanata dall’area di Linosa, spinta dalle correnti verso est in direzione dell’isola di Malta.
La situazione ha spinto il governo a convocare una riunione a Palazzo Chigi per valutare i possibili rischi. La fregata italiana Schergat, già impegnata nell’operazione Mediterraneo Sicuro, segue da vicino la petroliera insieme alla Protezione civile.
La Marina militare ha inoltre mantenuto in zona un rimorchiatore e un mezzo antinquinamento pronti a intervenire in caso di emergenza, nel tratto di mare tra le isole Pelagie e Malta.
Per il momento non si registrano perdite di carburante, ma la presenza di gas e combustibile a bordo mantiene alta l’attenzione.
Secondo diverse fonti, la nave sarebbe stata danneggiata il 3 marzo da un drone navale senza pilota, probabilmente di origine ucraina. L’esplosione avrebbe provocato uno squarcio sul lato sinistro dello scafo e la distruzione di due delle quattro cisterne di gas naturale liquefatto.
Un incendio successivo avrebbe danneggiato gran parte della nave, costringendo l’equipaggio ad abbandonare l’imbarcazione. I marinai sarebbero stati trasferiti a Bengasi e da allora la petroliera è rimasta alla deriva.
Il destino della nave non è ancora deciso. Tra le ipotesi allo studio c’è anche l’affondamento controllato, qualora non fosse possibile recuperare il relitto in sicurezza. La decisione finale spetterà all’armatore e alla società incaricata delle operazioni di recupero.
Le autorità italiane sottolineano che la nave non fa parte della cosiddetta “flotta fantasma” russa sanzionata dall’Unione Europea, a differenza della petroliera Sea Owl 1, fermata nelle ultime ore al largo della Svezia.
L’episodio riaccende i timori per le conseguenze indirette della guerra tra Russia e Ucraina anche nel Mediterraneo.
Un incidente con una nave carica di carburante e gas liquefatto potrebbe avere effetti gravi sull’ambiente e sulla sicurezza marittima, motivo per cui Italia e Malta mantengono il massimo livello di allerta in attesa di una soluzione definitiva.










