Lo sviluppo sembra sorprendere la cabina di regia della crisi. Nessuno ci aveva pensato? Misure e controlli insufficienti, di chi la responsabilità?  Li chiamano cluster, Rocca di Papa, Fiano Romao, Campagnano, in quelle strutture  (ora sigillate)  si nascondono due terzi dei soggetti positivi nel Lazio. E adesso si corre – in ritardo- ai ripari

Di Paolo Dordit

Al Nord se ne erano resi conto da un po’, anche se il clamoroso caso del Pio Albergo Trivulzio di Milano lè di questi giorni e porta direttamente ad una inchiesta giudiziaria, nel Lazio forse la questione era stata sottovalutata e oggi si corre ai ripari. Ogni Rsa, ogni casa di riposto è un potenziale focolaio e l’elenco si allunga il cocktail residenza protetta-anziani ammassati sembra micidiale. Da Civitavecchia a Cassino, da Veroli a Grottaferrata, a Campagnano, e poi Rocca di Papa, Campagnano. Le squadre guidate dal vice presidente dell’ordine dei medici Pierluigi Bartoletti saltano da un paese all’altro, fanno tamponi, esaminano tutti, fanno bonificare dai vigili del fuoco quando serve e blindano tutto c on l’aiuto dell’esercito e delle forze dell’ordine. Lo sviluppo sembra sorprendere la cabina di regia della crisi. Nessuno ci aveva pensato? Misure e controlli  sono stati insufficienti? di chi la responsabilità?  Li chiamano cluster,in quei siti si nascondono due terzi dei soggetti positivi nel Lazio. E adesso si corre – in ritardo- ai ripari.
Abbiamo vissuto per settimane concentrati su quanto accadeva nello Spallanzani e dintorni, ora scopriamo che il virus colpiva alle spalle. L’esplosione dirompente di questi nuovi focolai (i casi sono decine e decine) cambia le prospettive e l’approccio. Da un lato si allentava (almeno psicologicamente) la guardia, assistendo al lento evolversi dei grafici, dall’altro l’improvvisa fiammata arriva come una doccia fredda  Dopo le frenate di Pasqua e Pasquetta, torna a salire il numero dei nuovi casi di Coronavirus nel Lazio: martedì 14 aprile registrati 143 positivi, di cui 26 a Roma e solo 16 nelle altre province del Lazio. L’aumento è  quasi tutto da addebitarsi  alle Rsa e alle case per  anziani. Il dato positivo: si tratta di aree circoscritte, il dato negativo, siamo ancora in ballo e non riusciamo a capire fino in fondo come siano maturati questi nuovi fenomeni. Il gabinetto di crisi ha appena finito di riconvertire buona parte della sanità laziale in reparti Covid-19, ma tutti questi nuovo casi fanno cambiare strategia, meglio lasciarli dove stanno e trasformare quelle Rsa in Covid aggiuntive e sperare che la tempesta passi.
A Milano si indaga su almeno una quindicina di residenze per anziani, nel mirino “morti nascoste” e sfuggite alla conta ufficiale dei decessi per coronavirus, cartelle cliniche manomesse o nascoste, precauzioni insufficienti
tipo distanze di sicurezza e uso di mascherine. Anche nel Lazio in qualche caso è accaduto qualcosa di simile? Possibile che al primo accenno di epidemia quei microsistemi non siano stati messi in sicurezza? E se i problemi sono così circoscritti significa c he “fuori” ci si può muovere con relativa sicurezza?  Un dato , gettato lì, può far riflettere. I decessi totali nel mese di marzo 2020 nel comune di Roma non si discostano molto da quelli di marzo 2019. I dati del Campidoglio  parlano chiaro: nel marzo 2020 a Roma sono morte 2753 persone. Nel marzo 2019 furono 2.721, nel marzo 2018 2.783, nel marzo 2017 2.569, nel marzo 2016 2.621, nel marzo 2015 2.778. La Capitale non sembra quindi avere molte vittime derivanti dall’emergenza Coronavirus. Detto questo, meglio essere prudenti fino in fondo, non si sa mai