Annick Emdin  è nata a Pisa dove si è laureata in Discipline dello Spettacolo e ha conseguito un master in Sceneggiatura e Drammaturgia presso l’Accademia Silvio D’Amico di Roma.
È scrittrice, drammaturga, regista teatrale (Matrioska, Bambole Usate, Medea, La sposa guerra, La morte non esiste alcuni dei suoi titoli) e sceneggiatrice (L’ombra del giorno, di Giuseppe Piccioni). Per questo romanzo Annick Emdin, ha scelto un ritmo narrativo serrato, reso tale da un uso magistrale dei dialoghi. Racconta una storia di violenza, di abbandono, ma anche e soprattutto una storia d’amore, l’amore di chi non distoglie lo sguardo dall’altro, dal mondo”. Lo scorso mese di ottobre era stata Pisa ad ospitare la presentazione del libro nella Gipsoteca di Arte Antica a Pisa con Francesco Strazzari, docente di Relazioni Internazionali della Scuola Superiore Sant’Anna.
Martedì 29 novembre sarà a Roma nella libreria Altroquando in via del Governo vecchio 82. Alle ore 19.00 l’Autrice presenta  il suo  romanzo dialogando con il regista, produttore, scrittore e sceneggiatore Giuseppe Piccioni.

Il lupo di Skopje è un romanzo che racconta  una storia di violenza, d’abbandono, ma anche e soprattutto una storia d’amore, l’amore di chi, dall’altro, dal mondo, non distoglie lo sguardo. Un ragazzo, Jan, si getta da un viadotto e una donna, Clémence, si getta nel fiume, d’istinto, riuscendo a salvarlo. Clémence, intenditrice d’arte che vive un’ esistenza agiata e monotona, e Jan, il giovane attraente e disperato che salva, sono soltanto due dei protagonisti del libro: attorno a loro ci sono Davide, il compagno di Clémence, e Magdalena, la cui storia, narrata in alternanza a quella di Jan e Clèmence, si rivelerà indissolubilmente legata alla loro: una bambina non voluta, nata in Macedonia, battezzata nel tentativo di proteggerla dal peccato dell’abbandono, peccato che non si cancella con un semplice segno. Questa bambina cresce, senza crescere davvero, cercando negli occhi di chiunque qualcosa che la porti lontano dall’orlo del baratro. Ma seppure proviamo in tutti i modi a distogliere l’attenzione dall’abisso dentro di noi, l’abisso resta sempre lì. Nelle sue profondità non conta altro ed è lì che le anime di Clémence, Jan e Magdalena si incontrano e le loro storie si intrecciano”.