Di Cornelius

Roberto Gualtieri  vince prudenza, timidezza e ritrosia e si lancia  in un super-piano per fare tornare Roma agli antichi fasti. Praticamente promette tutto. E in tempi brevi. Ma da dove gli viene questa verve, questo entusiasmo? Chi gli aperto il rubinetto delle risorse finanziarie e delle garanzie politiche? E’ evidente che qualcosa è cambiato negli equilibri, ma perché tutto questo capita sotto il regno del grigio Gualtieri?  Veniamo da un periodo disgraziato. Incautamente tutti avevano dato fiducia a quei rivoluzionari dei grillini. Che si sono dimostrati ben poco rivoluzionari, ma talmente innamorati delle loro ideologia da sacrificare Roma. Non lascia un buon ricordo la Raggi, che pure una buona fetta di consenso l’ha avuta , Ma, come dice Gualtieri, ha mal governato e non ha speso il 70 per cento delle risorse a disposizione. Sarà vero? Certo che aveva contro la Regione e la non belligeranza del Governo. Oggi Gualtieri ha tutto, Zingaretti gli guarda le spalle, Draghi ha deciso che tra Giubileo ed Expo la capitale deve tornare degna di tale nome, ci sono i soldi del Prrn, il Pd a Roma è radicato ed egemone, mentre il centrodestra pur essendo maggioritario non riesce mai a  prendere in mano il Campidoglio e a lasciare il segno su Roma. E dunque – spinto dalle forze che lo hanno voluto al potere – Gualtieri lancia e rilancia, promette, annuncia, trova un entusiasmo creativo inatteso. “Abbiamo lanciato la manifestazione di interesse per l’accordo quadro per la manutenzione dei marciapiedi  dice ad esempio trionfante – . Contiamo, da qui a tre anni, prima del Giubileo di mettere in campo 500 milioni di euro per la manutenzione delle strade della città. E’ il più grande intervento di manutenzione della storia degli ultimi decenni a Roma”.
Mai alla Raggi avrebbero consentito tutto questo, ma il sindaco Pd è riuscito a portare dalla sua parte la casta dei Comunales, la burocrazia capitolina, con gli incentivi ha messo seduta l’Ama, con l’aiuto degli amici milanese ha preso dall’interno l’Atac. Ancora, ha piazzato amici e alleati dovunque, nello staff, negli uffici di Palazzo Senatorio, negli enti. Ha richiamato in servizio perfino Tocci e l’ex Pm Greco.  Qualcuno obietterà: ma anche i grillini hanno piazzato  ovunque gli amici loro. Ma erano fatti della stessa pasta,  lontani dalle stanze e dai corridoi del potere. La corte di Gualtieri è fatta di professionisti del potere e della politica. Forse il sindaco non controlla l’apparato, non controlla l’amministrazione, è etero diretto dai veri padroni del vapore, dai poteri forti. Ma finchè tutti remano nella stessa direzione finiranno per fare anche il bene di Roma. Forse trecento obiettivi saranno eccessivi, forse il piano sarà un grosso flop. Non cambierà il traffico, non cambieranno i rifiuti, le buche, non verrà vinta la movida. Ma almeno c’è un po’ di movimento in Campidoglio che assomiglia ad un tentativo di governo della città. Guai ad entusiasmarsi troppo. Potrebbe essere un grande bluff.