Di Giulio Terzi

 

E’ una sfida da far tremare i polsi, che presuppone nervi saldi, fantasia, ma soprattutto quante più risorse umane e finanziarie sarà possibile. Improvvisamente si intravvede uno squarcio nell’oscurità, si può pensare alla riapertura per bar, ristoranti, alberghi. E le spiagge? E i balneari? Quelli che riusciranno a rialzarsi, quelli che saranno ancora in grado di competere. Che lo Stato ti aiuti, che i Comuni si dimentichino di far pagare tasse non ci crede nessuno, Bisognerà reinventarsi, con tutte le cautele del caso. La nuova normalità con nuove regole tutte da definire, ma in fretta. E non c’è dubbio che la riapertura e la convivenza con quel che resta del virus si potrà trasformare in una grande opportunità di sviluppo. Si fanno i conti con la crisi, ma si può fare un salto in avanti verso una nuova era di rapporti e di utenti. La selezione naturale avrà le sue vittime, inutile farsi illusioni, la scialuppa del governo e della Regione non vale abbastanza. I provvedimenti messi in campo sono palesemente insufficienti e pare che nessuno si renda conto di come alle imprese serva liquidità, quella vera. E subito. Senza burocrazia e con il massimo della semplificazione. E se l’amministrazione non ci sente si deve cercare di fare da soli, spingendo in tutti i modi leciti perché le garanzie dello Stato vadano integrate con indennizzi e contributi a fondo perduto. Dice qualcuno, e ha ragione, che se non si può fare con lo Stato l’alleanza va cercata con i consumatori, con i clienti. L’interesse è reciproco, questo è ovvio, e le parti si possono venire incontro e collaborare. Chi può escludere che in questo modo si possa dar vita ad una nuova rivoluzione industriale? Se dobbiamo credere ai numeri e limitarci al verdetto che ne viene dovremmo forse rinunciare a combattere, arrendendoci al crollo vertiginoso dei consumi e dei fatturati. Azzerato il giro d’affari per il settore dell’Abbigliamento, calo del 95% delle presenze straniere nel settore del Turismo, il mercato dell’auto ha perso l’82%, bar e ristoranti registrano un calo del 68%. Più che un bollettino di guerra è l’indice di una catastrofe. Detto questo noi vogliamo tornare al bar e andare al ristorante, v ogliamo fare shopping e andare al mare.  Un tempo le nostre madri per spronarci ripetevano fino alla nausea: volere è potere. Avevano ragione.