di Giulio Terzi

Distratti da altre emergenze di carattere politico, economico, sociale e sanitario, non c e n rendiamo nemmeno conto. Se il Covid non stravolgerà anche il  calendario delle scadenze  amministrative rischiamo di avvicinarsi al voto per il Campidoglio in maniera confusa, senza che le forze politiche abbiano chiarito dove vogliono andare e con chi. Avete chiaro candidato e programmi del centro sinistra, del Pd in particolare? Certo che no, c’è il solito (e solitario)  Calenda sfida tutti senza avere nemmeno la soddisfazione di una risposta o almeno di uno sberleffo (si lamenta sempre, Zingaretti, dice, non mi fila per niente), e poi basta. A destra? Si è fatto un gran parlare, ma ufficialmente non c’è il nome di riferimento, nessun segno di far partire una campagna elettorale. Forse perché convinti che non ci sarà?  Che si farà una volata in autunno? Chissà. Ma c’è un punto fermo. Virginia. La Raggi è in campagna elettorale da tempo e non ne fa mistero.  Q
ualcuno nelle ultime ore ha azzardato una sua entrata in campo come ministro in caso di uscita di scena di Renzi e renziani dal governo, ma sembra una bufala.  Invece in questi mesi il sindaco uscente ha prodotto uno sforzo enorme  per rientrare nelle grazie dei romani, soprattutto dopo l’assoluzione in tribunale.  Interviene, promuove, promette, si inventa i progetti più incredibili e riscopre nei cassetti del Campidoglio idee mai portate in porto dai suoi predecessori.  Insomma, fa una melina infinita incurante delle polemiche e degli attacchi politici e personali.  Il pericolo ( o l’eventualità) che i romani la riscoprano, o che nel clima di grande confusione alla fine scelgano lei, inadeguata ma conosciuta, piuttosto che trovarsi di fronte ad un salto nel buio esiste. E’ c oncreto. C
erto, diverse categorie produttive gliel’hanno giurata, in tanti sono rimasti troppo delusi per darle ancora credito, ma alla fine il pallino del gioco ce l’ha in mano ancora e soltanto lei.  Virginia può prendere provvedimenti popolari e popolarissimi a ridotto delle urne, può inventarsi qualsiasi cosa, può offrire mano tesa e aiuti ai commercianti, può premiare categorie che oggi le sono avverse. Gli avversari, quando si manifesteranno,  potranno promettere, lei può fare. E mettere tutti davanti a dei fatti compiuti. E’ un vantaggio non da poco.
C’è una faida interna in seno ai cinque stelle che potrebbe procurarle qualche problema. La maledetta cinquina guidata dal khomeista del Campidoglio Stefàno le fa una guerra spietata dall’interno della amministrazione. Ci sono altri esponenti di spicco del Movimento che per lei non muoverebbero un dito. Ma Virginia sembra aver imparato a galleggiare sui problemi e quattro anni e mezzo di sgoverno in Campidoglio non l’hanno fatta maturare politicamente ma l’hanno sicuramente temprata. Chi non la vuole deve cominciare a preoccuparsi. E a temerla.